Extra vergini da agricoltura sociale

Su “La Cucina Italiana” di giugno, nella mia rubrica “Mondo olio”, in questo mese che sta per fare il suo ingresso domani, c’è in primo piano l’olio dei “giusti”. Ho voluto chiamare in tal modo gli extra vergini prodotti da aziende agricole animate da una forte spinta etica. Ed ecco così gli oli prodotti da una fattoria sociale di Tarquinia, una azienda di ex tossicodipendenti di Cecina, riconducibile a San Patrignano, e un’azienda di di Gioia Tauro aderente al progetto Libera Terra, i cui olivi sono coltivati nelle terre confiscate alla mafia. In tutto ciò c’è un’amarezza di fondo.

Perché quest’amarezza? Semplice: perché tra le aziende che dovevo recensire doveva esserci anche un’altra di quelle aderenti a Libera Terra: la Cooperativa Terre di Puglia ubicata a Mesagne, in provincia di Brindisi. Da loro, la Redazione della Cucina Italiana ha ricevuto tutte le informazioni da me richieste, oltre all’immagine dell’etichetta, ma non l’olio per la degustazione. Il motivo? In aprile l’azienda in questione non aveva ancora l’olio confezionato! Ripeto: in aprile!

Chiamo al telefono l’azienda, parlo con un signore, poi mi faccio dare il numero di cellulare del responsabile della cooperativa: lo chiamano il “dottore”. Il titolo di studio, si sa, in certe aree del Paese conta, va esibito con orgoglio. Già. Ho la sua parola che di lì a breve avrebbe prontamente spedito il campione d’olio. Non arriva nulla. I tempi stringono. Richiamo ancora una volta, insisto: il “dottore” mi conferma che il campione è stato inviato, ma in Redazione non arriva nulla. Peccato. Ecco la Puglia che non riuscirò mai a capire, quella incapace di cogliere le opportunità al volo, dimenticando cosa significhi essere imprenditori. Che senso ha allora gestire una cooperativa che nel suo programma ha il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie se poi produce un olio che in aprile non ha ancora confezionato? Che amarezza!

Gli oli dei giusti recensiti su “La Cucina Italiana”?

Il “Castellanense” di Valle del Marro – Libera Terra Calabria a Gioia Tauro

Il “Paratino” di San Patrignano a Cecina

Il “La Cerqua” di Fuori C’entro a Tarquinia

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2 risposte a Extra vergini da agricoltura sociale

  1. Stefano Pierini scrive:

    Veramente una bella iniziativa la sua. Mi occupo di divulgare le esperienze di agricoltura sociale con il mio blog e poi quest’anno c’è un fiorire di iniziative compresa, quella del 21 maggio scorso a Firenze, della costituzione del forum dell’agricoltura sociale con più di 130 partecipanti. Farò un post sulle 3 aziende e sul valore aggiunto che lei dà.
    So anche che nel carcere di Barcaglione (AN) che ha solo 35-40 detenuti, un agronomo del Ministero sta riabilitando alcuni detenuti attraverso la cura dell’olivo e la produzione di olio. In quel caso ha un valore di formazione e inclusione sociale, non potendo i prodotti del carcere generare un valore se non di poche migliaia di euro, se non utilizzante una apposita cooperativa. Saluti.

  2. Che gran peccato perdere una simile occasione di visibilità. Ma come giustificano tale mancanza nell’azienda di Mesagne?

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