Davanti allo scaffale, cercando il miglior aceto tra tutti

Con tutta la franchezza del mondo: che cosa cerchiamo in un aceto quando siamo fermi davanti a uno scaffale? Dite la verità: il prezzo; e talvolta nemmeno quello. Ci comportiamo allo stesso modo di quando prendiamo il sale, il pepe o lo zucchero. Lo prendiamo a caso, riponendo la confezione nel carrello facendo attenzione a non rompere la bottiglia, ma senza mai prestare la benché minima attenzione. Oh, che tristezza! Invece dovremmo cercare l’aceto che fa per noi. Quello che risponde al nostro gusto, capace di soddisfare il nostro piacere.

Già, perché la bontà di un aceto non è frutto del caso. Un assaggiatore la individua saggiandone le proprietà sensoriali.

Cosa si deve dunque cercare in un buon aceto?

Come prima cosa l’assenza di difetti, ovvero un flavor gradevole, senza attributi negativi.

Poi sono almeno da cercare altre tre dimensioni che messe insieme fanno la vera qualità di un aceto.

L’armonia, ovvero quella sensazione di generale gradevolezza che si può scorgere attraverso la lettura critica degli stimoli olfatto-gustativi e tattili. Tutto ciò che avvertiamo per il tramite dei nostri sensi dovrà essere in un giusto rapporto, senza alcuna prevalenza di un aspetto rispetto ad altri.

Il corpo, ovvero la sensazione tattile che si percepisce in bocca e che esprime il grado di densità, viscosità e consistenza di un aceto. Nota bene: è importante che un aceto di qualità abbia un certo corpo, che non sia perciò strutturalmente debole.

La fragranza, ovvero la sensazione olfattiva di freschezza e soavità.

Vi basta? Avete altro da chiedere?

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6 risposte a Davanti allo scaffale, cercando il miglior aceto tra tutti

  1. jeanne scrive:

    Ottimo spunto di riflessione. Come sempre. Seguirò la tua evoluzione anche su questo tema.

  2. Pablo scrive:

    Ciao luigi,
    io una domanda banale ce l’avrei:
    scartando le marche da supermercato, hai qualche particolare suggerimento per indicarmi dei buoni prodotti?

    • Luigi Caricato scrive:

      Sto preparando un articolo con una ricca selezione di aceti: ovviamente chi segue Olio Officina avrà il piacere di saperne qualcosa anticipatamente, in esclusiva.
      Scartando le marche presenti in Gdo in giro c’è poco; ma io scarterei anche i balsamici, verso i quali provo poca attrazzione; sono per gli aceti di vino.
      I migliori che ho degustato sono quelli fuori commercio.
      In Italia c’è purtroppo una legislazione che non favorisce i piccoli produttori.
      Mi farò carico di una campagna di sensibilizzazione.
      D’altra parte Olio Officina vede l’olio protagonista quasi assoluto, ma nel blog, ma anche nel festival che sto organizzando pure gli altri condimenti avranno un loro importante ruolo

  3. massimo scrive:

    Lo ammetto, pur operando nel comparto agroalimentare, manifesto la mia ignoranza in materia di aceto. Anch’io compro al supermercato il primo aceto che trovo, magari di marca conosciuta, per sicurezza. Scelgo o il bianco o il rosso, qualche volta il balsamico ed anche qui seleziono il medio. Si pensa l’aceto è aceto, come posso avvertirne pregi e difetti? E allora? Andiamo a scuola….ieri, oggi, domani,sempre!

    • Luigi Caricato scrive:

      E’ proprio così. E’ quanto accadeva per l’olio venti-trent’anni fa. L’acquisto senza scelta emotiva e nemmeno razionale. Quasi come per la carta igienica; anzi oggi per la carta igienica c’è maggiore attenzione, a uno, due, tre veli, e c’è perfino la carta igienica (orrenda cosa!) profumata.
      Perché non credere allora in una prospettiva diversa per l’aceto?

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