Calabria sott’olio, quella che non vorrei

Quest’oggi è stata un’intensa giornata di assaggi. Bella e faticosa, con tante pause riflessive. Ma anche con alcuni momenti di amarezza, soprattutto quando ho appurato la scarsa qualità di un campione d’olio calabrese – davvero pessimo – distribuito nel corso di un evento in pompa magna al Vinitaly-Sol di quest’anno. L’amarezza deriva in particolare dal fatto che la bottiglia riportava in etichetta la seguente dicitura: “Programma di promozione dell’olio calabrese di alta qualità” Ma come!?

Com’è possibile che si investa tanto denaro pubblico (attingendo ai finanziamenti delle risorse Feasr-Psr) per poi arrivare a presentare un extra vergine difettato?

D’accordo, può capitare che un anno non si ottenga un prodotto di qualità, ma presentarlo pubblicamente fallendo proprio sull’aspetto della qualità mi sembra inverosimile, eppure ciò è accaduto. E’ terribile.

Non basta dunque dichiararla in etichetta la qualità, è necessario che questa ci sia realmente. Altrimenti non hanno senso tutti questi eventi promozionali. Si ritorceranno piuttosto contro, e per di più con la grave responsabilità di sprecare notevoli risorse pubbliche che potrebbero essere invece destinate altrove.

Fate attenzione, dunque. Non fermatevi all’etichetta. Queste possono dichiarare di tutto, ma ciò ch’è presente in bottiglia va valutato servendosi in maniera consapevole dei propri sensi.

Un mio consiglio: frequentate corsi di analisi sensoriale. Avere la capacità di riconoscere la qualità è un’acquisizione molto importante, soprattutto per chi utilizza l’olio per fini professionali.

Ci sono diverse scuole di assaggio in Italia. Ne cito solo alcune, le principali e le più attive su tutto il territorio.

L’Onaoo a Imperia, in Liguria, fondata nel 1983.

L’Olea a Pesaro, nelle Marche, fondata nel 1995.

L’Umao a Roma, fondata nel 1995.

E al Sud? Già, al Sud?

Questa voce è stata pubblicata in Aneliti. Contrassegna il permalink.

18 risposte a Calabria sott’olio, quella che non vorrei

  1. Luca scrive:

    Salve Luigi, lavoro come libero professionista e mi dedico, attraverso progetti comunitari, a organizzare in Calabria corsi per assaggiatori di oli di oliva. Mi rendo conto che c’è molta impreparazione in particolare nella filiera iniziale. Molti produttori sono convinti di produrre il miglior olio al mondo e poi, attraverso il corso, scoprono di mettere sul mercato oli difettati (per essere buono). Ma, con molta sorpresa, mi sto anche rendendo conto, mano mano che passano gli anni e porto nei corsi diversi oli etichettati della Calabria, che molte aziende del territorio stanno cambiando radicalmente la qualità. In meglio, per fortuna. Se si esclude l’ultima pessima annata sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, eccezion fatta per alcune aziende rinomate che oramai sono cardini di qualità, ci si rende conto che la perseveranza premia sempre. Molti di quei produttori che prima presentavano sul mercato olio difettato oggi commercializzano oli di eccellenza vincendo premi a livello nazionale e non solo. Questa mia lunga premessa è dovuta perchè voglio spezzare una freccia verso l’olio made in Calabria tristemente rappresentato da queste bustine delle quali lei ha giustamente rimarcato la pessima qualità. Ce ne rammarichiamo profondamente considerato che tantissimi produttori stanno facendo enormi sforzi per far risalire la china a questa terra cercando di sotterrare quel luogo comune che vede la Calabria produttrice di olio lampante. Non è più così, anche se c’è ancora tanto da fare. Ma attraverso progetti CE (2080/05-867/08 etc.) si sta cercando di dare una sterzata al mondo olivicolo con la speranza che anche la Regione faccia la sua parte visto che è latente da sempre verso il questo settore. Spero di poter salire al SOL il prossimo anno e vedere questa terra rappresentata da oli di eccellenza. Cordiali saluti.

    • maura scrive:

      Luca, siamo alla fine del 2012 e sto cercando un corso per assaggiatore di olio. Ho comperato un terreno nel Reggino e da qualche anno io e mio marito ci cimentiamo a sperimentare, leggendo qua e là, ma io vorrei partecipare ad un corso che mi dia una preparazione migliore. La scorsa stagione non sono riuscita a trovare un corso di assaggiatore nella zona in cui abito, quest’anno, avendo meno vincoli familiari sarei disposta anche ad una trasferta. Potresti darmi qualche informazione in più. Grazie.

  2. giuseppe scrive:

    Se la critica del Signor Caricato è imparziale e costruttiva ben venga…….., i diretti interessati ne facciano tesoro per rimediare in futuro…….. se invece è strumentale vuol dire che la critica è stata chirurgica!

    • Luigi Caricato scrive:

      Ho ancora a disposizione l’olio degustato; ma dispongo anche di un’altra confezione data in omaggio dall’organizzazione del programma di promozione “La Calabria sott’olio”. Per chi volesse provare il piacere dell’assaggio…
      Ritengo comunque che si debba prestare sempre la massima attenzione quando si intende far promozione attraverso la presentazione del prodotto al pubblico.
      Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Ho avuto purtroppo altre esperienze negative, con altre regioni. Al che mi domando: è così difficile verificare l’effettiva qualità dell’olio prima di farne una presentazione in pompa magna?

  3. Luigi scrive:

    Quanto segue per dare maggiori informazioni a chi ha scritto su questo forum.
    Sono uno dei tanti assaggiatori di olio presenti in Calabria nonché componente del panel A.R.S.S.A. (Agenzia Regionale per i Servizi e lo Sviluppo in Agricoltura) per l’olio extra vergine di oliva riconosciuto dal Mi.P.A.A.F..
    Avrei voluto dare una risposta, per quanto accaduto al SOL 2011, ma non ho potuto perché non ero presente né alla scelta degli oli da portare, né allo svolgimento del SOL.
    Posso dire, per il lavoro svolto nel panel che in Calabria ci sono ormai da anni aziende che rappresentano vere eccellenze nell’ottenere alta qualità dall’olio extra vergine di oliva.
    Gli obiettivi raggiunti nella nostra regione negli ultimi anni sono dovuti al lavoro dei ricercatori presenti nella Sede Nazionale del CRA – I.S.Ol. per l’olivicoltura, ubicata non a caso a Rende (CS); di tecnici esperti in olivicoltura, formati dalla Regione Calabria nel 1991, allo scopo di operare su tutto il territorio regionale e attualmente forza lavoro dell’Agenzia Regionale, nonché alla collaborazione di questi, con le varie organizzazioni professionali di categoria presenti nella regione e gli imprenditori olivicoli, che sono poi i veri utenti finali dei servizi pubblici.
    L’Agenzia regionale (ex ARSSA, ex ESAC, ex Opera Sila), purtroppo, dal 2007 è stata messa in liquidazione e tutti noi si lavora in attesa di conoscere il nostro destino.
    Fino a qualche anno fa la partecipazione alle varie manifestazioni olearie, per la Regione Calabria erano curate dalla Camera di Commercio e dall’Agenzia, che utilizzava il Panel A.R.S.S.A. per l’olio vergine di oliva, che fungeva da filtro alle aziende che volevano essere presenti, Panel a tutt’oggi riconosciuto dal Mi.P.A.A.F. ma, a quanto pare, ignorato dalla nostra Regione,.
    Da quando tutto questo viene gestito dalla politica, dalla burocrazia cartacea, che pensa di fare non solo a meno, ma anche meglio di coloro i quali ben conoscono il territorio, si può intuire quello che è accaduto al SOL di Verona.

    Il Sud lavora e lo ha dimostrato facendosi onore partecipando e vincendo in diversi premi Nazionali ed anche Internazionali.
    Basta andare a vedere come è finita l’ultima edizione dell’Ercole Olivario:
    OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA FRUTTATO LEGGERO
    2° CLASSIFICATO: Olio extravergine dell’Oleificio Trisaia di Laguardia Giuliana – Rotondella, Matera (BASILICATA)
    1° CLASSIFICATO: Olio extravergine della Società Agricola Ceraudo Roberto s.r.l. – Marina di Strangoli, Crotone (CALABRIA)
    OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA FRUTTATO MEDIO
    2° CLASSIFICATO: Olio extravergine dell’Azienda Badevisco di Cassetta Franco – Sessa Aurunca, Campania (CAMPANIA)
    1° CLASSIFICATO: Olio extravergine dell’Azienda Chisu Sandro – Orosei, Nuoro (SARDEGNA)
    OLIO EXTRAVERGINE DOP FRUTTATO INTENSO
    1° CLASSIFICATO: Olio Extravergine DOP “Valli Trapanasi” dell’Azienda Agraria Titone di Antonina Anna Titone di Trapani (SICILIA).
    Vorrei dire infine, da tecnico in olivicoltura, che per quanto riguarda l’olio lampante esso è anche riportato nella classificazione degli oli, e dietro questo prodotto non commestibile c’è tutto un mondo, fatto di industrie e lavoratori, che non può essere cancellato di punto in bianco.

    • Luigi Caricato scrive:

      E’ una triste storia quella che apprendo. Grazie, Luigi, per averla fatta conoscere.
      Colgo però l’occasione per domandarmi e per domandarvi a tutti: perché in Italia si continua a mettere in secondo piano l’olivicoltura?
      L’esempio qui riportato non è l’unico. E’ terribile che la Regione Calabria trascuri le potenzialità che ha in casa. Ah, la politica, sia maledetta la politica e chi la fa

  4. massimo scrive:

    Oggi con la nuova legge che ha istituito i panel test per il controllo sugli olii ci sarebbe bisogno di un rilancio dell’ AMEDOO ma occorre cambiare presidente. E vorrei dare anche un respiro europeo al comitato d’assaggio. D’ altra parte la legge e’ europea oltre che coi. Che ne dici Luigi?

    • Luigi Caricato scrive:

      Sì, occorre cambiare presidente; ma occorre cambiare anche il tessuto sociale.
      Non è possibile. Non è accettabile che una regione come la Puglia non sia in grado di fare tendenza in materia di olivicoltura.
      Il fatto è che la politica inquina le buone intenzioni.
      Per Pasqua ho parlato con la presidente della casa dell’Olivo-Oleoteca d’Italia, la professoressa Anna TRono, docente all’Università del salento: mi ha detto che ad ostacolare l’associazione culturale sono proprio gli uomini delle Istituzioni! Lo ripeto per maggiore chiarezza: il verbo utilizato è ostacolare.
      Repetita iuvant: O S T A C O L A R E.
      Anziché favorire, ostacolano. E’ pazzesco.
      Io l’ho scritto in più occasioni – e lo ribadisco oggi e continuerò a ribadirlo sempre – il male dell’olivicoltura è nella politica e nel Sud: se ci fossero ben altre regioni, per esempio il Veneto, la Liguria, la Lombardia… sarebbe tutta un’altra storia per l’olivicoltura italiana.
      Se le regioni del Nord che ho citato avessero la leadership nei quantitativi di olio prodotto, cambierebbe decisamente volto la nostra olivicoltura: diventerebbe, il mondo dell’olio, un conmparto più ricco e dinamico, capace di stare sul mercato a testa alta

  5. massimo scrive:

    Al sud ci sarebbe l’Amedoo istituito molti anni fa presso la camera di commercio di Bari. Capo Panel e’ il dott. Giorgio Cardone della Chemiservice srl. Purtroppo come ho gia’ avuto modo di osservare direttamente al mio amico Giorgio, non se ne sente mai parlare. Mancanza di tempo, di volonta’, di risorse e di marketing. Se solo ci fossevla volonta’. . .

  6. Ero presente al Sol in qualità di responsabile dello stand di Assoproli Cosenza. La qualità di molti oli presenti nello spazio della regione Calabria quest’anno al noto evento mi lasciano senza parole. Ho visto il lavoro e il sacrificio di tutte quelle aziende che in Calabria stanno investendo nel produrre qualità vera (attestata e certificata da analisi chimico fisici ed organolettici) andare in fumo e promulgare delle bustine monodose contenti alcuni oli pessimi. Che concetto avranno degli oli Calabresi quanto quella gente assaggerà il loro contenuto? Come ne siamo usciti dal confronto che molto spesso avviene in fiera fra altri oli e gli oli di cui parlava il Dott. Caricato?

  7. claudia donegaglia scrive:

    “La parola alta qualità riempie la bocca anche se pochi sanno cosa vuol dire.
    Magari non avevano le competenze per valutarlo.L’anno scorso ero in frantoio , arriva un produttore e mi dice: ‘Claudia mi fai l’acidità del mi olio?Lo compero in Puglia e per condire gli spaghetti per me è proprio buono, mica quello che fai tu che pizzica in gola. Non ti dico quello che uscito da quella bottiglia…

    • massimo scrive:

      chissà da che parte della Puglia era abituato a prenderlo…anche i buoni oli pugliesi pizzicano.. Oppure era un mix olio vecchio con olio nuovo…Mah

    • Luigi Caricato scrive:

      Purtroppo, Claudia, in questo caso sono stati assegnati finanziamenti con il programma per l’alta qualità. Allora io dico: visto che omaggiavano una bottiglia d’olio, insieme a una cartella stampa molto ricca di testi e gadget i partecipanti al convegno, non potevano sforzarsi un po’ e mettere almeno un olio decente, non dico eccellente, in bottiglia?

  8. Fonte di Foiano scrive:

    Molti credono di associare il concetto “qualità” al fatto che basta portare le olive più o meno sane al frantoio e ciò che si ottiene è sicuramente genuino è qulitativo. Peccato che per arrivare veramente a un prodotto “DI QUALITA'” inteso …nel vero senso della parola sià mostruosamente difficile e lo dico da produttore che ogni anno cerca di tirare fuori il meglio o perlomeno cerca di farlo e trova sempre nuove sfide e difficoltà. E’ veramente elevato il numero dei prodotti purtroppo rovinati da una raccolta sbagliata e da una frangitura standard fatta senza passione e voglia di innovare, e la cosa più triste è che succede partendo da Olive che sulla pianta sono sane! Tutto questo parte da una mancanza di cultura e informazione in primis di chi frange e poi dei consumatori, l’esempio dell’olio che pizzica in gola è lampante, quello che dovrebbe essere un buon parametro per la valutazione dell’olio (il piccante e l’amaro appunto) diventano difetti! La cosa che mi meraviglia e che sia stato presentato al SOL (forse il maggiore evento mondiale sulla qualità) un olio difettato con il vanto di essere prodotto con il programma qualità del PSR….

    • Luigi Caricato scrive:

      Parole sante. In tanti tuttavia continuano a non capire. L’errore più terribile è insistere nel presentare al pubblico dei consumatori un olio difettato pensandolo per giunta di qualità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *