Oli deodorati, a chi giova disorientare i consumatori?

Questa mattina ho avuto uno scambio epistolare, via email, con il direttore di una testata giornalistica dedicata al mondo della ristorazione. La querelle ha riguardato l’infelice uscita di Carlo Petrini in merito a un regolamento comunitario di recente introduzione che per fortuna introduce un metodo analitico a salvaguardia degli oli extra vergini di qualità. E’ evidente che gli ignoranti non capiscano, e così sono sorte, inevitabilmente, tante dichiarazioni assurde, che demonizzano il meritorio sforzo dell’Unione europea al riguardo.

Non vi dirò il nome del giornalista, e nemmeno il nome della testata, perché si tratta di corrispondenza privata e non è il caso di far nomi, per una forma di rispetto. Pubblico però l’ultima mia email.

QUESTIONE OLI DEODORATI

Per approfondire: leggi il mio articolo su Teatro Naturale, o le mie note su Olio Officina.

Il giornalista, intanto, la butta sul fatto che ciascuno di noi ha le proprie opinioni, ma non è così.

Evidentemente – scrivo io – si vuole far passare il tutto per una semplice opinione tra le tante: io esprimo la mia, tu la tua, gli altri la propria opinione.

Invece io insisto con il dire che quando si ha a che fare con la chimica dell’olio, materia difficilissima, occorre essere prudenti, perché non è la stessa cosa di altri temi generalisti, più abbordabili, per cui uno esprime un’opinione, e tutti possono farlo, chi con cautela, senza creare panico, chi, preferendo spararla grossa per avere un maggior ritorno. Ma a che pro? Qual è, sul piano etico, la nostra missione?

Suscitare disagio, come sta capitando, o piuttosto informare andando cauti, senza titoloni a effetto?

Titoloni peraltro inesatti, obbrobriosamente inesatti.

No, qui siamo su altri livelli: o conosci la materia, o taci, se non hai il tempo o la buona creanza di informarti, ma non ascoltando gli orecchianti della materia: addirittura i produttori, e che ne sanno di chimica dell’olio costoro? E chi sono gli altri esperti: La Pira, che è stato il primo a produrre una informazione inesatta, innescando il putiferio cui in tanti con leggerezza sono caduti?

Se sono duro? Io sono e sarò durissimo, perché non accetto la superficialità su temi così delicati.

Non si può lanciare una notizia e solo dopo ravverdersi. Non si può essere teneri con chi fa perno sulla propria ignoranza pur di cavalcare una notizia.

Se non si è in grado di capire il perché di certi limiti, meglio tacere e attenderne gli sviluppi.

La questione dei prezzi è molto più complessa. La affronterò a Trieste in occasione di Olio Capitale, e possiamo benissimo discuterne in pubblico.

La qualità degli oli è un’altra materia incandescente, che non si può ridurre a poche battute. Su Teatro Naturale abbiamo sempre affrontato tali temi, e continueremo a farlo.

Sabato uscirà, nel dettaglio, il motivo di certi limiti fissati dal legislatore, limiti di cui tutti erano a conoscenza, perché prima di essere adottati nel regolamento, sono stati dati in rassegna a tutte, proprio tutte le associazioni di categoria, e perfino alle associazioni dei consumatori.

In ogni caso, sui limiti degli alchilesteri e metilesteri sia La Pira, sia Petrini hanno solo detto delle grandi, ma proprio grandi, fesserie. Fesserie!

Chi non conosce la chimica dell’olio non si può permettere di scrivere assurdità, che fanno ribrezzo alle tante persone serie e oneste che lavorano da anni.

Gli ignoranti per me meritano le parole più dure che si possano immaginare.

Io do’ credito a chi lavora con la coscienza a posto.

Basta attendere sabato, e si scoprirà il senso profondo di un regolamento che solo chi non ha la coscienza pulita non comprende.

Il fatto di introdurre un metodo significa che l’agente controllore potrà sequestrare la merce e procedere con una condanna certa in giudizio.

In assenza di un metodo, si potrà solo assistere alla libera circolazione di tutti i deodorati e di altro ancora.

Siamo così stupidi da andare contro tale regolamento perché finalmente introduce un metodo che tenta di combattere i deodorati? Ma siamo davvero così stupidi?

Ebbene sì, c’è chi contesta il regolamento e preferisce così la libera circolazione dei deodorati.

Ma che si vada a studiare, piuttosto; che si faccia informazione seria, non urlata, non scandalistica!

A chi giova disorientare i consumatori?

Siamo seri, non giochiamo con il fuoco

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9 risposte a Oli deodorati, a chi giova disorientare i consumatori?

  1. Luigi Caricato scrive:

    Si sta diffondendo un virus.
    Riguardo all’olio deodorato e alle direttive Ue, ci cascano in tanti, come pere mature. Ecco una affermazione dissennata di Ivano Moscamora, presidente regionale Cia Liguria: “Francamente – dichiara al giornale on line “Riviera 24” – da chi fa della qualità la caratterizzazione della politica regionale e della tutela la propria missione, ci saremmo attesi una posizione un poco più netta”. Quest’uomo arrriva a fare delle critiche ignaro che le sue affermazioni siano del tutto fuori luogoe. Ormai ci cascano tutti, segno che tanta gente non capisce un’acca di olio

  2. Massimo scrive:

    Caro Luigi, purtroppo temo che la notizia rimbalzera’ anche in tv…e magari facendo un titolo del tipo “no ai deodoranti” nell’olio come in rassegna stampa Coldiretti e come ripreso ultimamente dal secolo xix. Ad avere spazio nei media sono sempre gli stessi ci vorrebbe un Vittorio Sgarbi dell’agricoltura….anzi magari riuscissimo a coinvolgerlo!

    • Luigi Caricato scrive:

      Caro Massimo, mi auguro di no. Il passaggio in tivvù significherebbe la fine.
      Lo spazio nei media non viene accordato all’agricoltura perché i media appartengono a proprietà che hanno tutto l’interesse ad affossare l’agricoltura. Là dove c’è uno spazio dedicato all’agricoltura o è uno spazio a pagamento o è uno spazio che ospita veline (nel senso di comunicati stampa), riportate tal quali. E’ la triste realtà di un Paese che sta culturalmente arretrando.
      La colpa è comunque degli agricoltori che non leggono, quindi non essendo lettori a nessuno interessa dare spazio a temi agricoli che nessuno leggerà mai.
      Gli spazi che vengono occupati in materia alimentare, sono spazi puramemte edonistici, che servono a poco.
      Questa è la realtà, meglio occuparsi d’altro, forse.
      Meglio comunque non affidarsi a figure esterne. Ci sono già persone capaci di fare corretta informazione, ma è che sono estranei ai luoghi di potere.
      Con tutta sincerità, preferisco il silenzio piuttosto che le notizie o i commenti scritti alla maniera di Carlo Petrini, o di altri soggetti finti amici dell’agricoltura.

      • massimo scrive:

        Cero Luigi alle volte è meglio il silenzio. Tuttavia a cavalcare l’onda di eventi travisati ad arte sono sempre le stesse figure che guadagnano lo spazio dei media. Si gli agricoltori non leggono i giornali ma per curiosità sono andato a leggere l’articolo pubblicato sulla rivista on line che tu citavi (ho scritto un commento) ed ho notato un commento di un olivicoltore che se la prendeva con i politici e che adesso fopo questa notizia poteva chiudere…Roba da matti e da non credere. L’agricoltura ha bisogno di risonanza ma non a favore dei soliti noti (tipo coldiretti o Unaprol che addirittura fa accordi con l’ICE e con il ministero, ma a favore di persone serie ed oneste che amano veramente l’agricoltura.

  3. matilde coniglio scrive:

    Egregio signor Caricato, ho letto con attenzione quanto da lei riportato. Sono interessata all’argomento e per questo sto cercando di informarmi, ovviamente su diversi fronti, stampa compresa, ed effettivamente le notizie non risultano concordanti. Sono quindi in attesa del suo articolo che spero chiarificatore. Tuttavia mi permetto di osservare che frasi quali “Io do’ credito a chi lavora con la coscienza a posto. Basta attendere sabato, e si scoprirà il senso profondo di un regolamento che solo chi non ha la coscienza pulita non comprende” sono altrettanto fuorvianti per chi legge perchè lei accusa qualcuno di essere sostanzialmente in mala fede, e questo, se non verificato con un contraddittorio vero, non è corretto da parte sua. Peccato perchè, anche se traspare dalle sue parole una certa supponenza, leggere di vera scienza e conoscenza è fatto non consueto. La prego accettare queste mie umili osservazioni. Condivido peraltro che spesso notizie allarmistiche possano creare scompiglio. E’ pur sempre meglio però che di qualcosa di importante come le scelte alimentari si parli, comunque, perchè almeno si sollecita un desiderio di vera informazione. Ci sarà pure una piccola percentuale di persone che deciderà di andare a fondo, o no?
    La saluto cordialmente

    • Luigi Caricato scrive:

      I miei toni sono sempre duri quando sono indignato, e lei ha proprio ragione quando percepisce l’animosità, che può a volte (o il più delle volte) fuorviare, quasi uno ce l’avesse con qualcuno che è in malafede.
      Ma, sa, io di fronte a coloro che sentenziano, come nel caso di Petrini, rispondo sempre con toni duri, è più forte di me. Non resisto.

      Petrini ha dichiarato il contrario della realtà.
      Scrive: “È inaccettabile che un procedimento chimico finora vietato in oli extra-vergine venga sostanzialmente permesso per consentire a chi non produce qualità di arrivare sul mercato con un prodotto adulterato che il consumatore non sarà in grado di riconoscere dall’etichetta”.

      La deodorazione non è procedimento chimico. E’ un errore grave. Cosa debbo fare, tacere?
      E poi, aggiunge: “La presenza di oli deodorati deve almeno essere indicata in etichetta a protezione del diritto del consumatore all’informazione e alla salute”.
      Come si può accettare una affermazione del genere? Riportare in etichetta che si tratta di un olio deodorato? Siamo pazzi?
      Io combatto gli oli deodorati, perché sono frutto di truffa, e Petrini sollecita l’indicazione in etichetta? E’ inaudito. Gli oli deodorati devono scomparire dagli scaffali, devono essere ritenuti sempre fuorilegge, altro che gli onori dell’etichetta.

      La coscienza pulita. Ma lei lo sa che le persone che hanno lavorato al metodo adottato ora dall’Unione europea sono brave persone che lavorano per l’interesse di tutti senza guadagnare nulla? Rimettendoci anzi molto spesso di tasca propria, andando in diverse riunioni internazionali a rappresentare l’Italia senza nemmeno ricevere in diversi casi un rimborso spese. Le sembra plausibile ciò?
      E solo per il fatto che un personaggio come Petrini decide di lanciare un allarme immotivato, senza peraltro conoscere la materia di cui scrive, io debbo usare verso di lui e i suoi compari toni meno duri?
      Ma Petrini deve subito recarsi, di corsa, davanti ai ricercatori che hanno lavorato alla definizione del metodo – e sono persone per bene e oneste – e chiedere loro umilmente scusa, per la brutta figuraccia rimediata.

      E’ supponenza, la mia? La mia è rabbia, è indignazione; perché non è accettabile che persone senza arte nè parte pontifichino su materie che non conoscono.

      Quando io scrivo intorno alla chimica dell’olio, materia difficilissima, chiedo sempre ai luminari conferma di esattezza di quel che ho scritto, per essere sicuro di non sbagliare, e Petrini si permette invece di esprimere giudizi così pesanti, così falsi, senza nemmeno sentire il dovere di ascoltare parere di qualcuno che ne sa più di lui? Non ci siamo.

      Stiamo scherzando? Quando leggerà l’articolo che ho annunciato su Teatro Naturale si renderà subito conto di come le persone per bene di cui ho scritto meritano il massimo rispetto.
      Ciò non significa che gli altri, quelli cui rimprovero di aver sbagliato, non siano persone per bene: sono più che altro ignoranti, sono supponenti, sono presuntuosi. Non credo siano in malafede, da come si esprimono sono solo ignoranti.

      Poi, lei è libera di leggere nelle mie espressioni anche una certa supponenza, e perché no? Le garantisco tuttavia che la mia è un’indignazione allo stato puro. Io non accetto le prediche dei vari Petrini in circolazione. Difendo le persone di buon senso che non gettano discredito, non lanciano allarmi, ma lavorano per la salvaguardia del prodotto e per la tutela dei consumatori: con i fatti, non con le parole.

      Il regolamento comunitario è stato pensato per risolvere i problemi che affliggono da decenni un prodotto di grande pregio salutistico e nutrizionale come l’olio extra vergine di oliva, le affermazioni che sostengono il contrario sono aria fritta e stridono con la realtà dei fatti.

      Come al solito, facciamo sempre la nostra triste figura in Unione europea. Vogliamo delle garanzie e poi, una volta ottenute, montiano polemiche inutili e triviali. Che tristezza, siamo proprio un popolo irrecuperabile.

      Anch’io la saluto cordialmente, non sono un orso cattivo.
      Quando leggerà l’articolo su Teatro Naturale, sabato 5 marzo, capirà tutto. Vedrà

  4. Luigi Caricato scrive:

    In attesa che sabato 12 marzo appaia su Teatro Naturale l’atteso articolo di uno dei padri del metodo analitico degli alchilesteri, vi segnalo alcuni punti chiave.

    1) Il regolamento comunitario 61/2011 introduce una novità importante: un metodo che prima non c’era, oggi consente in qualche modo di risolvere i problemi che affliggono il settore;

    2) chi finora – per esegienza di visibilità – ha sostenuto che i limiti imposti dal regolamento in questione siano troppo alti sbaglia: il vero limite è 75 mg/kg (l’Italia aveva proposto 50);

    3) possono anche essere considerati alti, ma non poi così elevati i limiti fissati dal regolamento; e, in ogni caso, quelli che si stracciano le vesti sul limite di 150 mg/kg, commettono l’imprudenza di non considerare che tale limite si deve rapportare necessariamente al valore del rapporto esteri etilici / esteri metilici inferiore o eguale a 1,5; il che comporta una lettura dei limiti differente da quel che alcuni hanno impropriamente scritto; la questione è dunque più complessa di quel che appare: va saputa interpretare, e per questo motivo interverrà su Teatro Naturale proprio uno dei padri di tale metodo, e non, invece, coloro che senza alcun titolo sproloquiano su temi che non conoscono;

    4) e infine, una domanda: una persona intelligente e seria che fa? Accetta il compromesso e poi lavora per abbassare i limiti; cosa che è avvenuta con altri metodi precedenti, per esempio con i stigmadieni…

    Ma di questo si leggerà su Teatro Naturale di sabato 5 marzo

  5. Francesco Visioli scrive:

    Sono d’accordissimo. Si deve studiare (molto) prima di aprire bocca. Tieni duro che sei dalla parte della ragione.

    • Luigi Caricato scrive:

      Non si tratta di tener duro, è che con certi allarmi lanciati a sproposito svanisce tutto il lavoro fatto di anni e anni, impegnato a educare consumatori, produttori, operatori commerciali, giornalisti, risotartori, cuochi…
      E’ dura costrire qualcosa quando assisti a qualcuno che con leggerezza distrugge anni e anni del tuo lavoro.
      Ieri mi ha telefonato una collega giornalista, dicendomi che il marito, un filosofo, autore di libri filosofici, ha capito, leggendo Repubblica, che ormai non ci si può fidare e che l’olio extra vergine di oliva non è più sicuro.
      Allora io mi dico – allarmato – ma come si fa a distruggere un lavoro faticoso, e senza percepire peraltro alcun finanziamento dalle Istituzioni (perché il danaro va assegnato ovviamente a chi distrugge il tuo lavoro, quando poi scopri che anche un intellettuale si allarma e resta disorientato.
      E allora, un consumatiore con un minor grado di cultura che fa? Per fortuna che in Italia leggono poco i giornali, almeno così si difendono dalle fesserie che passano gli organi di stampa. per fortuna.
      Speriamo solo che la notizia non venga trasmessa in tivvù, altrimenti siamo finiti.

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