E così, come per magìa, in tanti si autoproclamano esperti di chimica dell’olio

Immagino che abbiate in qualche modo seguito la querelle delle ultime settimane, tutta incentrata sugli alchilesteri presenti negli oli extra vergini di oliva. Cosa siano gli alchilesteri nessuno fino a qualche tempo fa lo sapeva, tranne i pochi esperti che conoscono a fondo il prodotto. Sono composti presenti nella composizione dell’olio e che si formano in diversa misura in base alla qualità delle materia prima: le olive. Cosa è accaduto? Tutti hanno gridato allo scandalo, scuotendo i consumatori, lasciandoli nel dubbio: tutto è marcio.

Visto che ci sono strane coincidenze, quasi si atrattasse di una campagna stampa ben orchestratata, anche perché tutti, con la pratica del copia e incolla, hanno riportato lo stesso nucleo di pensieri, e anche alcune parole sbagliate.

Ecco una lista di articoli apparsi su Teatro Naturale:

Lanfranco Conte, tra i massimi esperti mondiali di chimica dell’olio > Gli alchil esteri. Cose fatte, cose non capite. Cose dette, spesso false

Daniela Capogna, intervento in rappresentanza dell’Ordine nazionale dei Tecnologi alimentari > Il Reg. Ue 61/2011 tutela il consumatore, parola di tecnologo alimentare

Infine, la posizione ufficiale di Sissg, la Società italiana per lo studio delle sostanze grasse

Non finisce qui, seguiranno altri articoli. La storia risulta troppo ambigua, non si capisce se si tratti di una campagna stampa; e poi, in tal caso, chi sarebbe il regista?

E’ probabile si tratti, molto più banalmente, di una scarsa conoscenza della materia e di una incontrollata voglia di ergersi a paladini del prodotto senza però averne realmente a cuore nè la fatica di chi produce, non trovando una equa remunerazione, nè tutto ciò che sta dietro all’atto stesso del produrre.

Occorre difendere gli olivicoltori puntando su una diffusione di una cultura di prodotto che ancora non c’è.

Chi si illude che la strategia migliore sia quella di suscitare scandali, offende quanti finora hanno lavorato nel silenzio, mossi da una sana passione e da una dedizione impareggiabile.

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6 risposte a E così, come per magìa, in tanti si autoproclamano esperti di chimica dell’olio

  1. Un passo avanti potrebbe essere fatto adeguando le etichette degli oli extra, infatti sono essenzialmente tutte uguali sotto il profilo sensoriale.
    Se è vero che le qualità positive degli oli extra (amaro, fruttato, piccante) si classificano in base al Reg. CE in: Leggero, medio e intenso; bisognerebbe appore sul retro bottiglia una griglia con tutti e 3 gli attributi con apposta l’intensità in una scala da 0 a 10, o semplicemente leggero, medio e intenso. Solo in questo modo si capirebbe autonomamente da parte del consumatore il perchè di quell’olio a quel prezzo. Bisogna differenziare gli oli in etichetta in base agli attributi positivi! E’ questa secondo me la strada!!!
    Non credede?

    • Luigi Caricato scrive:

      E’ una strada che si può percorrere, ma è in salita.
      Già l’etichetta riporta troppe fesserie, aggiunger altro mi sembra complicare di più la realtà fin troppo complessa e pasticciata.
      Credo in un’etichetta in cui ci sia solo l’essenziale e nient’altro.
      L’etichetta non serve a niente. L’olio che si ricava dalle olive è un prodotto semplice, una pura spremuta di frutta, non vedo il motivo di complicare tale semplicità di natura.
      Troppe parole portano a Babele, meglio sottrarre parole, anziché aggiungerle.
      La strada da percorrere è un’altra: quella della cultura; tanto si può fare, ma senza riempire etichette.
      Riflettiamoci. Pensiamo alle confezioni di oli di semi: che leggerezza! Nessuna complicazione.
      Solo con gli oli ricavati dalle olive tutti si scatenano.
      Chiedo l’azzeramentio delle etichette. Se fossi un legslatore eleiminerei tutte le inutili zavorre che sotraggono verità e semplcità a un prodotto ineguagliabile

  2. massimo scrive:

    Parole sacrosante! La campagna di disinformazione condotta ad acta, è stata pretestuosamente utilizzata pro domo loro, per avallare e coprire politiche squinternate di chi profetizza ma non opera e di chi vuole giustificare a terzi la propria posizione, cercando i consensi di chi pur operando nel settore non ha capito nulla non mettendo mai il naso al di fuori di casa propria. Molte persone hanno perso la grande occasione di tacere almeno una volta considerando che la loro opera non ha prodotto e continua a non produrre risultati concreti nell’olivicoltura italiana. E’ paradossale come alcuni operatori, ad esempio adesso che è stata introdotta l’obbligatorietà dell’indicazione di origine (che non esiste per la pasta italiana fatta con grano canadese ad esempio o per il caffè ecc.) dicono che non è leggibile in etichetta. Alcuni addirittura criticano il fatto che ci siano nomi italiani (italian sounding) (tipo Carapelli o Bertolli o Sasso o altri) pur inserendo in etichetta “olii di oliva comunitari). Ogni situazione nuova è vista partendo da preconcetti, senza analizzare adeguatamente cosa significa. D’altra parte tutto funziona come le catene di Sant’Antonio, uno pubblica una cosa non vera e gli altri la “condividono” senza approfondire e conoscere. Nessuno legge, inoltra e basta senza senso critico con solo spirito di “gregge”.

  3. Ottone La Porta scrive:

    Il chiacchiericcio lascia tutti nella confusione ,e’ giusto che sulla base di conoscenze scientifiche venga fatta piena chiarezza sia per il produttore quale io sono e ancor piu’ per il consumatore

    • Luigi Caricato scrive:

      I chiacchericci sono utili soli agli stolti. La posizione ufficiale della ricerca, a chiarimento di voci inesatte e scandalistiche, giovano al prodotto olio extra vergine di oliva, al consumatore e al produttore. Confermo di essere sempre d’accordo su una comunicazione pulita, in cui si fa luce sulla verità delle cose, e su tutto, senza giocare e soffermarsi inutilmente sul torbido

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