Educare alla cultura dell’assaggio e al piacere sensoriale

Domani, domenica 20 febbraio, sono impegnato in una tavola rotonda a Rimini. Il tema sul quale dibatteremo è la dieta mediterranea, argomento messo in grande evidenza proprio di recente, dopo il  riconoscimento conferito dall’Unesco quale “patrimonio immateriale dell’umanità”. C’è molto su cui riflettere al riguardo. In tanti parlano un po’ a sproposito di dieta mediterranea, ma poi, nel concreto della vita quotidiana, si allontanano da questo stile alimentare, tanto celebrato quanto poco seguito nella realtà. Domani, tra l’altro, proporrò una soluzione che ritengo assai importante. Proprio una bella idea.

Per mangiare bene e sano, a mio parere, è necessario far coincidere la qualità della materia prima, il buon cibo, con il piacere del mangiare.

Non ci deve essere soltanto la materia prima, ma anche una buona materia prima: un alimento che soddisfi ampiamente le nostre legittime aspettative edonistiche, non solo quelle più strettamente nutrizionali in senso stretto.

Non ci si ciba più per accumulare soltanto calorie, ma per soddisfare ed esercitare anche un atto culturale.

La qualità sensoriale, e più specificatamente edonistica, coincide guarda caso con la qualità alla sua massima espressione.

Si prenda il caso dell’olio extra vergine di oliva. Se eccellente dal punto di vista chimico-fisico e nutrizionale, lo è pure sul piano sensoriale. Però tutto questo non rappresenta un processo automatico. Occorre che ci sia un’educazione al piacere sensoriale attraverso l’acquisizione di una solida cultura dell’assaggio.

Per questo sarebbe magnifico se nell’ambito delle attività didattiche a scuola si introducesse un corso di analisi sensoriale. Non solo per gli oli, ovviamente, ma per la gran parte dei cibi, quelli fondamentali. Occorre insistere sul fronte dell’educazione alimentare, che non è fatta solo di alti enunciati, ma anche di discese nella realtà di tutti i giorni.

Per esempio: come si fa a scegliere l’olio tra i tanti in offerta? Semplice: attraverso l’approccio diretto con il prodotto. Si assaggiano di volta in volta i vari campini d’olio e poi si procede all’acquisto in base alle proprie affinità sensoriali. Ma attenzione, purché si proceda con la massima serietà, perché non è detto che ciò che piace sia sempre più buono.

Attraverso una presa di consapevolezza di ciò che è il cibo, cambia l’atteggiamento del consumatore. Si comprendono molti aspetti che prima si ignoravano. Provare per credere.

Basta così. L’appuntamento è domenica 20 febbraio presso Rimini Fiera.

La tavola rotonda inizia alle 10, in sala Neri.

Coordina: Massimo Cocchi, direttore Centro Ricerche Nutrizione del Mediterraneo.

Introduce: Nicola Manfredelli, presidente del Centro Ricerche Nutrizione del Mediterraneo.

Non parlerò da solo. E’ lungo l’elenco dei relatori:

Felice Adinolfi > Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, Univ. Bologna

Giuseppe Caramia > Primario Emerito di Pediatria

Luigi Caricato > Giornalista, Direttore di Teatro Naturale

Maria Assunta Dessì > Presidente Arna

Davide Festi > Ordinario di Gastroenterologia, Università di Bologna

Natale G. Frega > Presidente Accademia dei Georgofili, Settore Centro-Est, Univpm

Giovanni Lercker > Ordinario di Scienze e Tecnologie Alimentari, Univ. Bologna

Emma Rabino Massa > Presidente Sibs

Antonio Ricci > Presidente Accademia Agraria di Pesaro

Gianfranco Rossetti > Rappresentante Generale Assicurazione Grandine Svizzera-Italia

Claudio Truzzi  > Direttore Qualità Metro Italia

Tullia Gallina Toschi  > Docente di Scienze e Tecnologie Alimentari, Univ. Bologna

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Una risposta a Educare alla cultura dell’assaggio e al piacere sensoriale

  1. Iole scrive:

    Educare è un verbo così desueto, tutti lo evitano. Oggi va tantissimo il verbo condizionare, ma nessuno se ne accorge. Pensano che ad essere condizionati siano sempre gli altri, mai se stessi.

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