Non tutti i grassi sono uguali

Quest’oggi ho ripreso la lettura di un libro che sento di consigliare caldamente a chi voglia approfondire il complesso mondo dei grassi. Gli autori sono Ulrich Strunz e Andreas Jopp. In Italia il volume è stato editato da Tecniche Nuove. Con il titolo Grassi buoni, grassi cattivi, e un più esplicito e programmatico sottotitolo: Scegliere i cibi giusti per mantenere in forma corpo e mente. Perché è opportuno leggerlo?

Molto semplice: viviamo in una società che da una parte dimostra una paura esagerata verso tutto ciò che richiama i grassi, fino ad assumere comportamenti errati ed eccessivamente sbilanciati, aprendo una illogica quanto inopportuna caccia ai grassi. Invece il nostro organismo ha un’effettiva necessità di assumere una quota fissa di grassi, cui non si può in alcun modo rinunciare per non gravare negativamente sullo stato della nostra salute.

Per altri versi, la nostra società è così bizzarra da affidarsi inavvertitamente all’insidia minacciosa di quei pericolosissimi grassi definiti non a caso “grassi killer”. O “grassi trans”. O “grassi idrogenati”. Grassi, per intenderci, che si trovano in abbondanza nei prodotti confezionati, motivo per cui vengono definiti “grassi invisibili”, proprio perché non ci si rende conto della loro presenza.

Le etichette per contro non aiutano. Anche perché tali grassi sono molto innocentemente dichiarati con l’appellativo di “grassi vegetali”.

Come può dunque, il consumatore, rendersene conto?

A onor del vero, anche se la specifica di “grassi vegetali” tende a tranquillizzare gli animi, tali grassi sono ben più pericolosi di quelli animali, in quanto ottenuti industrialmente riscaldandoli e mantendendoli per diverse ore a temperature comprese fra i 150 e i 240 gradi!

State in guardia, non sottovalutateli: evitate, per quanto possibile, di acquistare prodotti contenenti grassi idrogenati o comunque parzialmente idrogenati.

I prodotti che li contengono? Croissant, krapfen, biscotti, merendine, impasti di pasta sfoglia, pietanze precotte, porzioni di pesce o pollo impanati e pronti per cuocere, ma anche patatine, creme da spalmare al cioccolato, patate fritte surgelate, pizze surgelate e margarine di consistenza dura adatte per cuocere…

La lista sarebbe lunghissima.

Restate comunque sereni: il volume non mette in evidenza solo i grassi cattivi. Fa luce anche sui grassi buoni. Per esempio sugli oli extra vergini di oliva; e poi, in particolare, i grassi DHA.

Il DHA? E’ l’acido docoesanoico, un acido grasso della serie omega 3. Lo si assume mangiando pesce grasso di mare almeno una o due volte alla settimana; e, per chi non ama il gusto del pesce, è possibile l’assunzione anche in capsule. Ogni capsula contiene 120 mg di DHA.

Posso riferirvi altre utili indicazioni. Ma mi fermo qui: è sufficiente leggere il libro.

La conclusione cui giungono gli autori, è che si possa effettivamente vivere più a lungo anche consumando i grassi. Purché siano quelli giusti, ovviamente.

Se buoni, i grassi ci rendono addirittura più felici e intelligenti. Infatti, se buoni, aiutano a migliorare le interconnessioni a livello cerebrale.

C’è molto, c’è tanto da imparare leggendo questo libro.

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Una risposta a Non tutti i grassi sono uguali

  1. Lo abbiamo nella nostra biblioteca. Lo consigliamo anche noi.

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