“Primadonna”, l’olio della vergogna

Qualcuno di voi dirà: perché un appellativo così poco conciliante? Cosa è accaduto mai a Luigi Caricato, al punto da mandarlo su tutte le furie all’inizio del nuovo anno? Il primo gennaio si celebra oltretutto la giornata della pace. Ovunque nel mondo, a parte i continui ammazzamenti di cristiani che passano sotto silenzio quando non sono eclatanti come in Egitto. E’ accaduto questo. Come al solito. Le consuete offerte della Gdo. A prezzi stracciati.

Sul “Corriere della Sera” di venerdi 31 dicembre la catena di supermercati LIDL propone i soliti adescamenti servendosi della tecnica del sottocosto spinto, al limite della legalità.

Scrivo adescanenti non a caso. Perché non c’è sostanziale differenza tra gli adescamenti dei minori e gli adescamenti dei consumatori. Il principio è il medesimo: attrarre a sé. Solo che adescando i minori si commette reato, adescando i consumatori non accade nulla: si può fare.

Si può fare, nonostante l’esistenza, in Italia, di una legge sul sottocosto. Legge che, evidentemente, o non viene fatta osservare, o è stata elaborata così maldestramente che diventa alla fine del tutto inutile come disposizione, perché inefficace.

Visto che siamo solo all’inizio dell’anno, ci fermiamo qui: alla sola indignazione.

I nostri politici saranno impegnati a gozzovigliare, a loro poco importa di quel che accade nel suolo patrio o altrove. A loro importa la presa e la gestione del potere, non gli interessi della collettività e di quanto accade.

L’olio incriminato questa volta si chiama “Primadonna”, ed è stato confezionato da un’azienda lucchese: l’Oleificio R. M. SpA. Non è la prima volta che questa primadonna cali l’intimo per concedersi a chicchessia a prezzi stracciati.

Nel giugno 2010 la bottiglia da litro dell’olio extra vergine di oliva “Primadonna” era posta al pubblico a 1,89 euro. Un prezzo infamante per un olio extra vergine di oliva:  vetro, etichetta, tappo a vite, versatore, imballo, nonché trasporto, guadagno per l’olivicoltore, il frantoiano, il mediatore, il confezionatore e la catena distributiva compresi nell’euro e 89 centesimi!

La stessa azienda: Oleificio R. M. SpA. Lo stesso olio extra vergine di oliva: “Primadonna”, la stessa bottiglia da litro nella giornata di venerdi 31 dicembre 2010 è stato posta in vendita sugli scaffali LIDL a 1,69 euro!

Non contenti, nella pubblicità a tutta pagina sul “Corriere”, i supermercati LIDL hanno messo  in evidenza i seguenti punti, giusto per far percepire maggiormente la convenienza:

Olio extra vergine di oliva

– Per una cucina genuina

– Ideale per condire le tue insalate o su tutte le pietanze della cucina mediterranea

– 1 litro

Avete compreso la lezione?

Ora, ciascuno è libero di agire secondo la propria coscienza. Per carità. Non stiamo qui a giudicare l’olio extra vergine di oliva in questione, analizzandolo come abbiamo fatto con altri campioni venduti sottocosto. E’ evidente che tutti gli oli in promozione risultino sempre nei termini di legge, dovendoli analizzare.

La questione è un’altra: ha senso che un’azienda, pur di stare sul mercato, svenda un prodotto al punto da accettare che sia posto in vendita a prezzi più concorrenziali di oli merceologicamente inferiori?

Per me, sarà pure un olio extra vergine di oliva che risponde, in tutti i sensi, ai canoni previsti dal legislatore, ma resta, nonostante ciò, un offensivo “olio della vergogna”.

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87 risposte a “Primadonna”, l’olio della vergogna

  1. abele scrive:

    da quando è venuto fuori che un olio di oliva extra vergine non può costare meno di 6€ al litro, tutti quegli oli di marca bertolli, carapelli, dante etc. sono aumentati di prezzo.
    prima in offerta li trovavi sotto i 4€ adesso in offerta raramente sotto i 5€. cosa vuol dire che è migliorata la qualita? secondo me è migliorata la presa per il culo del consumatore.

  2. salvatore santorelli scrive:

    Ma non diciamo fesserie, se è un olio buono rimane buono? Il fatto scandaloso e pensare al prezzo, sarebbe ora che ci fossero prezzi così anche in altri super fanno degli sconti per attirare clienti su oli conosciuti e di marca e qualità, anche se quasi sempre sono gli stessi. Comunque e solo pubblicità ma il fatto resta sempre la scandalosa situazione dei prezzi che dovrebbero essere adeguati ai guadagni tutto qua.’ ECCO LA SPECULAZIONE COME IN OGNI COSA LIDL TUTTO OK BUON SUPER.

  3. igb scrive:

    Non ho potuto leggere tutti i posta solo alcuni.
    Concordò sul fatto che oli a meno di 6 euro al litro potrebbero essere sospetti, data anche la facilità con cui è possibile contraffare l’olio.
    Tuttavia questo non significa assolutamente che affidarsi ad una marca o un nome, o semplicemente comprare il più caro sia garanzia di qualità!! Molti cascano in questo tranello e così vengono beffati due volta, dal prezzo e dalla qualità ugualmente scadente!

    Vero anche che ci sono logiche di mercato dove si tende a svendere, ma questo non è un problema del consumatore, sono i produttori liberi di fare quel che vogliono.
    Mi sembra estremo questo prezzo, tuttavia mi sembra anche estremo trovare produttori che mi vorrebbero vendere extravergine e 30€/litro…come oro!! Insomma, un po di equilibrio.

    Quanto all’annosa questione che sento spesso “supermercato tedesco= tutti prodotti tedeschi = prodotti schifosi”; ” supermercato francese = solo prodotti francesi = prodotti schifosi”.
    1 Solitamente nella GDO la catena acquista gran parte dei proprio prodotti nel paese dove vende (es LIDL vende gran parte dei propri prodotti fornendosi da produttori italiani, spesso gli stessi che producono o marchi conosciuti o prodotti di qualità locali, come ad esempio con alcuni formaggi . 2 bisognerebbe finirla di pensare sempre che i prodotti buoni sono solo in Italia e tutto quel che viene prodotto fuori fa schifo a priori (con questo non sto dicendo che i prodotti italiani non sono buoni, anzi).

  4. giango scrive:

    Ma di cosa stiamo parlando?

    E che avete in bocca??

    Da amici ho fatto un pesto con pinoli parmigiano Basilico fresco e… oliaccio primadonna..
    Ho assaggiato, e buttato via tutto.

    Ma cosa avete in bocca, cosa capite di olio?
    Consumatori incapaci è bene che siano intossicati:-)

  5. giuseppe auricchio scrive:

    Premesso che ognuno è libero di comprare ciò che vuole, desidero evidenziarvi che i prezzi sotto costo sono il frutto di determinati fattori quali: olive extracomunitarie comprate a prezzi stracciati, ma comunque olive e purtroppo, il più delle volte prodotti in scadenza da smaltire quanto prima. Leggendo alcuni articoli di cronaca i tedeschi sono risultati primi nella sofisticazione buona dei vini, dei formaggi con prodotti scadenti e perché no, pure degli oli? Mi auguro che le autorità competenti vigilino per evitare truffe. Grazie.

    • robertino cavaliere scrive:

      accertandomi della qualita ritengo che sia un olio mediocre ma basso di acidita che lo rende etravergine al 100% ma con questo detto non difendo nessuno , voglio ricordare a tutti che il problema dei costi alti in italia sono a causa della forte ingordigia dei produttori che pur di vendere in numeri si appoggiano ad una logistica di mercato dove poi si ritrovano schiavi voluti del mercato , iparate a produrre e vendere sempre in privato non date spazio alla industria del malaffare vendereste meno ma guadagnereste meglio .

  6. Enrico scrive:

    Quale “consumatore ignorante ed incauto”, ho acquistato, facendomi abbagliare dal test inglese e dal prezzo basso una bottiglia di olio extravergine Primadonna.
    Devo dire che l’ho trovato buono, a differenza di molti altri “di marca” provati in passato dal prezzo più elevato e guardacaso tutti prodotti con miscele di oli comunitari.
    I commenti trovati nel blog forse mi indurranno ad non acquistare più il Primadonna; una cosa è sicura, se verrò a conoscenza di test di laboratorio che ne certifichino la “buona qualità” continuerò ad acquistarlo, indipendentemente dal prezzo.

    • Luigi Caricato scrive:

      Non si lasci condizionare. Lei segua sempre gli inglesi, grandi conoscitori d’olio extra vergine di oliva, e il suo istinto. Non demorda. Continui ad acquistare ciò che ritiene più opportuno. Potrà sbagliare, certo, ma è sempre bene sbagliare rimanendo padroni delle proprie scelte piuttosto che farsi condizionare. Inglesi permettendo

    • Lino scrive:

      L’Olio PRIMA DONNA è buonissimo, uno dei migliori italiani, che ha vinto un premio in Inghilterra,battendo Carapelli, e altri definiti scadenti. Il fatto è che noi Itaini non siamo mai contenti..Ma quale adescamento? magari ci fossero sempre offerte così per prodotti di qualità,il fatto è he referiamo comprare dai ladri e lamentarci di quanto siano cari i prodotti. La LIDL non ha prodotti buonissimi, però l’olio PRIMA DONNA e il latte MLBONA sono i piu buoni in Italia.
      Lino

  7. silvana scrive:

    Continua l’inarrestabile corsa al sottocosto !! Se pur più decente rispetto al prezzo del Primadonna, Eurospin propone dal 3 al 12 marzo Olio Extravergine di Oliva “ANTICA BADIA” a € 1,99 la bottiglia da 0,75 l.
    Prezzo al litro € 2,65 è sempre un sottocosto !
    Sul sito che vi segnalo, a proposito del costo di un litro di olio, dicono “…È la somma che fa il totale

    Ecco dunque che è possibile tirare le somme: su ogni litro d’olio extravergine incidono 2,45 € di olive, 1,05 € di molitura e 0,50 € di stoccaggio, che sommati insieme danno un valore di 4,00 € per litro. Prezzi inferiori dovrebbero indurre seriamente il consumatore a sospettare in quanto sono possibili, nel caso migliore, se e solo se, l’olio che si vuol commercializzare è assai prossimo al termine della sua vita utile; nel caso peggiore si è in presenza di autentiche frodi alimentari.”

    Se volete leggere tutto l’articolo, molto chiaro, andate su http://www.anforadelladaunia.it/anfora/bottega/quanto-costa-un-litro-dolio-doliva/
    silvana

  8. Pingback: Extra vergine prodotto civetta. Alla fine c’è sempre chi ci casca – OlioOfficina

  9. Luigi Caricato scrive:

    Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ieri la pubblicità apparsa sulle pagine del Corriere della Sera.
    L’appuntamento con il sottocosto è per il 26 febbraio. Consumatori avvisati mezzi salvati?

    Torna dunque l’offerta Primadonna presso Lidl, questa volta costa 20 centesimi in più, ma sempre di un prezzo basso si tratta: 1,89 la bottiglia da litro. E’ scandaloso. Non esiste più un’etica, mentre lo Stato sta a guardare e le associazioni di categoria tacciono

    • silvana scrive:

      …E sì proprio così . Ho visto appena poco fa la pubblicità su Canale 5: “Primadonna” torna con furore e anche se con 20 centesimi in più sarà la gioia di molte donne e uomini ai quali poco importa della qualità e tornano a comprare il loro EXTRAvergine.
      Consumatori avvisati mezzi salvati ? Si, ma avvisati di che ? Dell’offerta?
      L’avviso che non dobbiamo mai stancarci di dare è tutt’altro, anche se non possiamo farne la pubblicità sui giornali o in TV, o meglio, scusate…la politica potrebbe, se solo volesse !
      Qui si tratta di responsabilità collettiva e soprattutto politica.
      Il nostro avviso è : Attenti alla Qualità !!! e non al prezzo o al sottocosto. Ricordiamoci che il prezzo fa sempre la qualità di un prodotto !!
      E parlando di qualità sono d’accordo con chi sostiene che la qualità è, innazitutto, un dovere , prima che un diritto. Non è , né deve essere, in nessun luogo e in nessun caso, un lusso per pochi. Così parla Luca Zaia nel suo libro “ Adottare la Terra” ( per non morire di fame )
      E ancora continua “ … I consumatori hanno il diritto di poter acquistare la qualità a prezzi ragionevoli ma i produttori hanno il diritto di avere il giusto ricompenso per il loro lavoro…”
      I consumatori sembrano divisi in due grandi categorie: la prima formata da chi si accontenta di cibi standardizzati , inodori e insapori, e la seconda da chi può permettersi il lusso di mangiare i veri prodotti della terra.
      Continua Zaia “ E’ mai possibile che si debba tornare a distinguere le persone in classi, in base a ciò che mangiano? Ci troveremmo, in tale prospettiva, di fronte a una sorte di ingiustizia sociale vecchia che si ripresenta con aspetti inediti, destinata a manifestarsi nella condanna all’obesità sempre più precoce, connessa al consumo di prodotti preconfezionati ipercalorici, – di finti oli aggiungo io – di una parte di popolazione la cui propensione all’acquisto , per limitazioni sia culturali sia economici, è orientata alle offerte low cost dei supermercati.”
      Cari consumatori, provate a riflettere su questo confronto che suggerisce l’ex ministro dell’agricoltura : “Così come non tutte la macchine rosse sono Ferrari, il cibo non è tutto uguale: -pane al pane ,vino al vino- non significa che un pane vale l’altro o che tutti i vini si assomigliano” o che tutti gli oli sono uguali – aggiungo io; siamo coscienti di questo ?
      In questa Italia così libera e democratica, dove gli italiani dicono e fanno ciò che vogliono e ne sono anche orgogliosi, proviamo invece ad essere orgogliosi per le nostre tradizioni, la nostra storia, la nostra cultura che se pur diverse da nord a sud, ma comunque unite in quest’Italia , gridano rispetto . Ognuno di noi , chi produce e chi consuma deve esigere la qualità, la tradizione, la storia e la cultura della nostra terra in ogni prodotto e non necessariamente a prezzi astronomici.
      Carissimo dott. Caricato, anche se pensiamo che non c’è più etica, che lo Stato resta a guardare, come dice lei, e le associazioni tacciono e questo ci demoralizza parecchio, non stanchiamoci mai di andare avanti nel nostro lavoro a difendere ciò in cui crediamo. Grazie. Silvana

      • Luigi Caricato scrive:

        Non mi stanchereremo mai di andare avanti. Non desisterò mai, d’altra parte il mio cognome la dice lunga. E’ di origine greca, e Caricato significa “scorzuto”, “scorzadura”: insomma, sono sufficientemente tenace, coriaceo.

        A proprosito di Ferrari. Il 12 marzo sarò a Rosignano Marittima, in provincia di Livorno. A paralare di olio. Il titolo della tavola rotonda?
        “L’extravergine viaggia in utilitaria o in fuori serie?”

        Ecco un link, per saperne di più: http://www.teatronaturale.it/articolo/10919.html

        • silvana scrive:

          Benissimo, allora intanto siamo in due a non desistere. Che dice, apriamo un sondaggio per vedere chi sta dalla nostra parte o chi invece non crede più ? Magari salviamo il terreno di quel signore che vuole estirpare gli ulivi per il fotovoltaico!

          Per quanto riguarda la Ferrari e la tavola rotonda, mi piacerebbe sapere cosa ne uscirà fuori; io le anticipo la mia opinione: premettendo che per me la mia utilitaria è una fuori serie, l’extravergine viaggia in utilitaria così che, è anche accessibile a tutti.
          saluti.
          silvana

  10. Luigi Caricato scrive:

    E, ironia della sorte, proprio ieri sera, a cena da un’amica, mi imbatto nell’olio della vergogna: http://www.olioofficina.it/2011/01/dio-mio-perche-mi-hai-punito-cosa-ho-fatto-di-male/

  11. Pingback: Dio mio, perché mi hai punito!? Cosa ho fatto di male? – OlioOfficina

  12. Umberto Donà scrive:

    .. commenti quasi tutti univoci sulla “vergognosa vicenda”.. Ma non si dovrebbe dire – almeno da parte dell’autore che ha dato il via alla discussione – quali sono, in termini giuridici, le cose che non vanno nella vicenda, dal punto di vista della legge sul sottocosto e della normativa sulla concorrenza? Invece, silenzio.. solo generica e irremovibile indignazione.
    Trattasi ovviamente di domanda fatta da persona ignorante sul tema, ma anche gli ignoranti dovranno pur essere messi nelle condizioni di capire, no?! Invece su questo argomento si dà per scontato che si tratti di una Grande Vergogna, senza i dettagli sul “perché” (dal punto di vista della normativa vigente in materia, intendo!)

    • Luigi Caricato scrive:

      Commenti per fortuna tutti univoci perché in questo mondo esiste ancora genrte che sa indignarsi e non resta indifferente verso l’inopportunità di certe stretegie commerciali.

      Non si solleva alcun dubbio sulla legge del sottocosto perché non credo sia stata violata. Sul mercato dello sfuso non è infrequente l’ipotesi di potersi imbattere su prezzi sotto i due euro. Fin qui la mia sensazione a pelle. Se lei è un esperto legale ci può illuminare e noi tutti siamo pronti ad accogliere le sue precisazioni.

      Non credo dunque vi siano violazioni sulla legge del sottocosto, ma la materia oli di oliva è piuttosto controversa, e accade di tutto, come ha potuto notare dai tanti commenti, gran parte dei quali precisi e inappuntabili.
      In ogni caso la legge del sottocosto prevede diverse deroghe, soprattutto per i prodotti alimentari. Si possono concedere deroghe nel caso manchino meno di tre giorni alla data di scadenza o meno di quindici giorni alla data del termine minimo di conservazione.

      Noi siamo liberi cittadini e non possiamo certo sostituirci alle autorità di controllo. Diciamo più che altro che nel nostro Paese stupisce soprattutto il silenzio nel caso di riscontrate violazioni della legge del sottocosto, per cui non si sa chi effettivamente viola e quante volte e in che misura si viola la legge. Non solo: il silenzio cala anche su questioni ben più più serie e gravi, come quelle relative alle adulterazioni dei prodotti alimentari. Anzi, per queste violazioni sono ormai sparite addirittura le pene. Il procuratore della Repubblica Raffaele Guariniello ha segnalato il problema al ministro della Salute Ferruccio Fazio, in modo da risolvere tale vistosa anomalia.

      Io resto convinto che l’indignazione sia un sentimento nobile, mentre l’indifferenza – soprattutto di chi si attiene strettamente alla legge, o fa leva sulla propria ignoranza, senza dunque considerare i risvolti sociali e culturali di certi atteggiamenti commerciali spavaldi – sia per nulla encomiabile.

      E’ un passaggio elementare che molti fingono di non capire.
      La questione invece è semplice, anche per le persone meno dotte o documentate: può un prodotto merceologicamente di qualità superiore avere un prezzo decisamente più basso rispetto a un prodotto di minor pregio e qualità?

      Non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire.

  13. Angelo Parente scrive:

    Sarei davvero curioso di conoscere l’origine di tale olio dal momento che 1 L di olio extravergine ottenuto partendo da olive raccolte dall’albero per scuotitura, molite con
    spremitura a freddo, rispettando tutte le norme igienico-sanitarie italiane
    (anche e soprattutto durante la coltivazione, tra cui l’utilizzo di principi attivi) se viene pagato meno di 5-6 euro l’agricoltore non reintra nelle spese (e parlo di acquisto diretto dal
    produttore). Forse è di origine estera? Magari di qualche paese dove è
    ancora ammesso l’uso di principi attivi ormai dichiarati fuori legge in
    Italia? Personalmente, non ho nulla contro prodotti (anche agricoli) di
    provenienza estera, da qualunque parte arrivino, pretendo però di sapere
    l’origine, le modalità di lavorazione e la qualità di cosa utilizzo ogni
    giorno (compreso e soprattutto cosa metto nel piatto).
    Credo che agli italiani-consumatori questo farebbe molto “piacere” e ciò
    anche a costo di un prezzo più elevato. Pretendiamo una etichettatura chiara
    e trasparente, e soprattutto veritiera, che consenta di tracciare in modo fedele la strada che un
    determinato prodotto ha percorso, da dove proviene, come è stato ottenuto e a quali processi tecnologici è stato sottoposto.
    Un caro saluto a tutti.

    Un caro saluto
    Angelo Parente

    • Luigi Caricato scrive:

      Io personalmente non ne faccio una questione puramente legata all’origine.
      E’ evidente che un olio presunto extra vergine di provenienza non italiana venga a costare molto meno.

      La questione è un’altra: cosa c’è in ballo?
      E poi: perché le Istituzioni non intervengono? Non tanto con nuove leggi, ma con direttive chiare e precise per imporre un codice etico alla Grande distribuzione organizzata. Una disciplina più severea mi sembra doverosa quanto meno sui prodotti agroalimentari, visto che questipossono avere risvolti per nulla secondari sulla salute.

      La questione ancor più grave è data da un consumatore che molto volentieri si lascia attrarre dalle lusinghe del basso prezzo; e su questo vistoso limite dei consumatori non si può certo intervenire se non attraverso l’educazione.
      L’educazione, i buoni consigli, tuttavia, come ben si sa, vengono puntualmente disattesi

  14. voglio aggiungere quanto detto: il produttore da sempre a solo chinato la testa per raccogliere le olive .
    Adesso si vede stretto per tirare avanti ,la figura del’agronomo e servita per svuotare il cervello del contadino ,produrre di più per guadagnare di più
    Il lavaggio e stato cosi forte da non poter ribbelarsi
    Morale dela favola ,chi vende Fitofarmaci e concimi si è arricchito
    chi ha un pezzo di terra fra poco lo deve vendere perche avere un terreno e diventato come avere una ferrari costa tanto mantenerlo a voi le conclusioni

    • Luigi Caricato scrive:

      Con tutta sincerità, se non vi fossero gli agronomi con il loro sapiente lavoro, la qualità degli oli sarebbe molto, ma molto indietro. Saremmo sommersi dall’olio lampante.
      Infatti l’alta qualità degli oli è solo una conquista recente.

      La questione invece di chi abusa ingannando il contadino indirizzandolo verso acquisti inutili, è tutta un’altra storia, ma non riguarda nella maniera più assoluta i professionisti seri e la categoria degli agronomi. Sono rischi che si possono correre ovunque, con chiunque e su qualsiasi fronte, non solo quello agricolo.

      • Sig Caricato sono daccordo sulla qualita del’olio
        ma da noi c’è un detto chi zappa beve al’acqua e chi fotte beve alla botte.
        Questo no è una rassegnazione ma noi del meridione siamo sempre indietro
        dobbiamo sempre vedere gli altri, come lei ha gia detto nessuno si mobilita ma si aspetta che qualcuno lo faccia per noi.
        Abbiamo tanta produzione e anche di alta qualità ,come la varietà coratina
        veine venduta per rinfrescare gli olii scadenti ,il produttore no ah mai pensato di dare una identita a quello che produce ha pensato solo ha produrre di più,ma fino a qualche anno fa la cosa andava bene ma adesso ci sono sempre più terreni in abbandono e fa molto pensare sul futuro.
        La ringrzio per avermi dato la possibilita di commentare su questo Blog

  15. Mario scrive:

    Signor Caricato la ringrazio per quello che scrive, ma ormai è noto che il nostro settore è strano molto strano, non pensa che a cultura sul ns olio siamo ancora a zero o forse sotto zero (cerciamo un olio che sia dolce) perciò si favorisce il prezzo alla qualità e il consumatore è anche contento di quello che ha acquistato, MI CREDA se sullo scaffale mettiamo una bottiglia di olio prodotto con olive raccolte e lavorate poca gente l’apprezza. Con questo voglio dire che dobbiamo ancora lavorare.
    Dimenticavo dell’articolo di un amico o collega di Monopoli, alberi secolari, olio biologico, tutte belle parole ma secondo me non c’entrano nulla con OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA DI QUALITA’.
    Saluti

    • Luigi Caricato scrive:

      Proprio a livello zero direi di no. Per fortuna.

      Il consumatore è sempre contento di essere gabbato.
      In molti casi merita di essere imbrogliato, tanto è allocco.
      Quando nel 1986 morirono diverse persone per il vino al metanolo, con tutta semplicità, e una punta di cattiveria, un contadino di mia conoscenza disse implacabile e beffardo: ben gli sta.

      Olivi secolari: la qualità è possibile, è solo più difficile e costosa ottenerla

  16. massimo scrive:

    Per il settore dell’olio di oliva in Italia è un pessimo periodo. La price competition è sempre più forte e le aziende più che puntare sull’affermazione del proprio marchio , con strategie adeguate , rese comunque difficili dall’incremento delle Private Labels delle catene , gestiscono i propri marchi puntando sul breve periodo, dovendo garantire un certo turnover delle vendite. Agli appassionati di marketing suggerisco un interessante articolo della Harward Business Review del settembre 2007 n. 9 (datato ma valido) dal titolo:
    “Se i marchi si costruiscono in anni perchè sono gestiti per trimestri?”

    • Luigi Caricato scrive:

      Ritengo sia necessario intervenire per correggere il tiro. Quella appena descritta è una realtà amara che va in qualche misura addolcita un poco, altrimenti ci riduciamo a movimentare soltanto della merce, senza curarci d’altro

      • massimo scrive:

        In aggiunta a quanto da me affermato occorre comprendere la logica della rete vendita e quindi degli agenti. L’obiettivo è vendere ed anche se uno propone premi per vendere un certo articolo piuttosto che un altro , loro tendono a vendere il prodotto più facile ed al prezzo più basso. Diversamente non riuscirebbero a portarsi a casa il loro reddito. Le aziende si trovano a decidere o accettano quei prezzi o non vendono. Ma se non vendono non possono mantenere adeguatamente la struttura. In buona sostanza entrambi giocano a vendere e basta per garantire i loro volumi e quindi i loro redditi

    • Luigi Caricato scrive:

      C’è un articolo apparso su Teatro Naturale che è opportuno leggere, dal titolo “Assalto agli extra vergini, ennesimo scandalo contro i marchi italiani all’estero”: http://www.teatronaturale.it/articolo/7324.html

      Così come un altro articolo, sempre su Teatro Naturale, recentissimo, dal titolo “Attenzione alle ricerche fuffa. Il Coi bacchetta l’Università di Davis”: http://www.teatronaturale.it/articolo/10500.html

      E’ evidente che alcuni test effettuati in giro per il mondo possano dar luogo a qualche dubbio.

      Se ad alcuni piace l’olio “Primadonna”, sono contento per loro. Non cambia di una virgola il mio giudizio relativo a un prezzo stracciato che sottrae valore e dignità.

      Resta il mio invito, rivolto al consumatore, ma non solo, ad apprendere le istruzioni base per acquisire la capacità di distinguere un prodotto buono da un altro meno buono. E’ un passo necessario, inevitabile. Non occorre fare necessariamente dei corsi, anche il mio articolo di tre pagine apparso sul numero di gennaio de La Cucina Italiana può essere utile: basta una pur minima attenzione, non occorre necessariamente essere esperti.

      Resta però il fatto che con alcuni test effettuati a Trieste, in occasione Olio Capitale, su campioni anonimi, gli oli da primo prezzo incontrano il gusto del consumatore perché dolci.
      Questo è accaduto con gli “orientamenti del gusto”, un test effettuato su gente a cui non si era detto nulla sui criteri di individuazione della qualità degli oli.
      Invece, sempre a Olio Capitale, là dove la gente comune veniva informata, attraverso un corso di un’ora o poco più, sui punti fermi dell’assaggio, e di conseguenza sui criteri di giudizio, il loro parere sugli oli cambiava nettamente.

      Riguardo ai test sui prodotti alimentari, non sono contrario, ma sarebbe utile che si svolgessero secondo regole precise e ad opera e a cura di soggetti imparziali. E anche in questo caso richiamo un articolo apparso su Teatro Naturale: http://www.teatronaturale.it/articolo/7656.html

  17. Qualcuno sa spiegarmi per quale motivo l’olio extravergine “Primadonna” riposto in cantina accanto all’olio di nostra produzione ha manifestato rispetto a questo un comportamento esattamente diverso? Causa le basse temperature del locale, infatti, l’olio di nostra produzione ha finito per ghiacciare in misura pressoché totale; l’olio primadonna invece mantiene inalterata la sua cristallina liquidità. Dal momento che, per mio diletto, sto imparando a fare sapone in casa, conservo qualche bottiglia di olio di semi. C’entrerà qualcosa, secondo voi, la circostanza per cui nello stesso locale, nelle stesse condizioni di conservazione, neppure l’olio di semi manifesta segni di congelamento? Lasciatemelo dire: per me l’extraverginità dell’olio primadonna resta e resterà un mistero. Grazie per aver accolto il mio commento; cordiali saluti.

    • Luigi Caricato scrive:

      La questione della solidificazione degli oli alle basse temeprature è molto complessa. Abitualmente si associa tale effetto alla genuinità degli oli, sostenendo che un olio sia genuino se solidifica al gelo e che lo sia meno se non è genuino. Non è propriamente così. Perché possono esistere tante varianti. Un extra vergine del Nord Italia solidifica meno, alle stesse condizioni. Tutto dipende dalla composizione in acidi grassi e dal loro grado di insaturazione. Dipende anche dalle varietà di olive e dalle aree di coltivazione. Ripeto: è una questione piuttosto complessa.
      Non posso pronunciarmi sull’olio Primadonna, perché io mi sono soffermato solo sul basso prezzo, senza giudicare con ciò la natura dell’olio, né la sua bontà.
      Il mio giudizio severo resta fermo al solo prezzo. ma la questione grassi, come ho già specificato, è assai complessa. Meglio essere prudenti. Vedrà, giungerà presto, su Olio Officina, il parere di un grande esperto di chimica dell’olio che chiarirà in maniera ulteriore e più dettagliata la questione della solidificazione dell’olio

      • Lorenzo Cerretani scrive:

        Concordo in pieno con ciò che dice Luigi Caricato. La temperatura di solidificazione dell’extravergine dipende in primo luogo dalla diversa composizione in acidi grassi; nello specifico il maggior contenuto in acidi grassi polinsaturi (principalmente acido linoleico e linolenico per l’extravergine) così come il più basso contenuto in acidi grassi saturi (soprattutto acido palmitico) abbassano la temperatura di solidificazione. Pertanto, sono da considerare i fattori che influenzano la composizione in acidi grassi di un extravergine che sono principalmente: la cultivar di olivo e l’area di coltivazione (in termini di temperatura dell’ambiente). Quindi come dice giustamente Luigi un extravergine prodotto nell’area del Garda può arrivare ad avere più dell’80% di acido oleico ed un basso contenuto di acido linoleico al contrario un olio Tunisino può presentare meno del 60% di acido oleico ed un’alta percentuale di linoleico, pertanto il primo potrebbe solidificare già intorno ai 10°C mentre il secondo a 4°C sarà ancora completamente liquido. Tenendo conto che la normativa vigente, nonché le definizioni merceologiche internazionali, prevedono che un olio extravergine può avere una composizione in acidi grassi variabile in intervalli specifici, di cui i principali sono di seguito riportati:
        -palmitico: 7,5-20,0;
        -palmitoleico: 0,3-3,5;
        -stearico 0,5-5,0;
        -oleico: 55,0-83,0;
        -linoleico: 3,5-21,0;
        -linolenico <1;
        si comprende come la temperatura di solidificazione dell'olio possa variare in un range ampio.

  18. massimo scrive:

    E’ esattamente quello che si intende fare con il consorzio.
    Ma non basta. Le domande che ci si dovrebbe porre sono le seguenti:
    un consumatore medio quanto sarebbe disposto a spendere per 1 litro di extra vergine considerando che ne fa un uso quotidiano?
    Supponiamo che riesca a comprenderne la qualita’,consumerebbe lo stesso quantitativo sapendo che quell’olio inciderebbe sulla sua spesa per il 100%?
    Ecco perche’ non basta diffondere la conoscenza attraverso una politica di education , ma occorre intervenire sulla struttura del sistema produttivo nazionale, per poter ridurre il gap rispetto agli olii spagnoli.
    La cultura dell’informazione e’ indispensabile ma come abbiamo visto anche con la norma che ha introdotto l’origine, come previsto da alcuni illuminati,non ha dato i risultati sperati per l’agricoltura italiana. L’education serve per far eliminare l’uso di olii deodorati o come dicono lavati ad alcuni imprenditori nella convinzione, opposta all’informazione,che occorre andare incontro ai gusti del consumatore medio che vuole un olio dolce.

    • Luigi Caricato scrive:

      Occorre, sì, un lavoro d’insieme. Un Consorsio che si faccia carico nel sollevare le sorti del prodotto olio extra vergine di oliva.

      Basterebbe infatti unire le forze e lavorare sull’extra vergine al di là dei marchi. E’ una scelta che implica coraggio, ma è la strategia giusta

  19. Pingback: La scelta di un olio extra vergine di oliva. Tutto si gioca sull’assaggio – OlioOfficina

  20. Maria Lodovica Gullino scrive:

    Caro Caricato, sono d’accordo con te. Episodi del genere non fanno che danneggiare i produttori seri.
    Mi ricordo come, alla fine degli anni 1980, la mia padrona di casa a Cornell, New York State, USA, donna di grande classe e cultura, così commentava gli oli extra vergine di oliva, di dubbia provenienza, presenti a basso prezzo sugli scaffali dei supermercati americani:

    Extra virgin, almost pregnant.

    • Luigi Caricato scrive:

      E’ necessario intervenire presto per sanare tale anomalia, altrimenti viene a perdersi il senso stesso del produrre olio, a discapito della qualità delle produzioni.

      La felicissima battuta della signora di Cornell si aggiunge a molte altre, altrettanto spiritose, così tante che se ne potrebbe fare anche un libro.

      D’altra parte l’espressione vergine si presta molto

  21. sono sempre più convinta che il cibo di alta qualità avrà come canale di distribuzione il web.
    la gdo strangola da sempre i produttori e inevitabilmente premia chi offre prodotti a basso costo, non importa perché. non contenta dà anche i natali a prodotti di aziende conosciute (basta guardare sulla confezione) commercializzandoli col proprio marchio. l’altro giorno ho fatto una prova con delle arachidi. volevo capire perché lo stesso produttore potesse offrire le stesse spagnolette nel pack del supermercato a un prezzo che era la metà rispetto a quello confezionato col brand originale. all’apparenza erano uguali, poi però, una volta assaggiate, la diversità gustativa era lampante: quelle del super erano “vecchie”, quelle col marchio originale belle croccanti e gradevoli. allora ho guardato la scadenza: anche lì la differenza era impercettibile (e mi sono chiesta perché). in bocca però…
    a questo punto la cosa più importante che possono fare i produttori seri è informare, chiarire le differenze e spiegare perché un prodotto di qualità non deve necessariamente costare tanto per essere riconosciuto come tale, ma non può nemmeno costare molto poco. solo così chi compra potrà scegliere e decidere consapevolmente se optare comunque per un prodotto di scarsa qualità. il web gli offrirà l’alternativa dell’acquisto diretto dal produttore via e-commerce, risparmiando e facendo guadagnare un tantino in più chi produce, che a sua volta potrà eliminare o ridurre quei costi aggiuntivi necessari a raggiungere il cliente.

    • Luigi Caricato scrive:

      Hai proprio ragione, dici verità che non tutti ancora comprendono: la via del web è una strada che porterà grandi frutti, e già inizia a portarne.
      Sono però convinto che molto dipenda dalla serietà delle catene di distribuzione.
      In Esselunga, per quanto concerne gli oli, oltre a quelli d’alta gamma, ci sono quelli premium e da primo prezzo: ebbene, il primo prezzo può essere conceniente, ma mai a prezzi stracciati.
      E’ anche una questione di etica aziendale, a mio parere.
      Lidl resta sempre Lidl. Posso anche capire la convenienza nel comprare prodotti non food, ma sugli alimenti non si può essere così spregiudicati

  22. E’ bellissimo tutto questo intessere di commenti che si sta via via ampliando. sarrebe utile che da oggi in avanti si creasse una comunità sensibile che ad ogni occasione analoga denunci ogni anomalia, come appunto quella dell’olio extra vergine di oliva al prezzo indecente di 1,69 euro.
    E’ giusto però riconoscere che la questione è molto complessa e che non emerge una volontà istituzionale di risolvere il problema.

  23. Salve sono un piccolo produttore di olio biologico
    la mia az. e sita a Monopoli (BA) abbiamo degli ulivi secolari ma tutto sta andando allo sfacello
    con questi prezzi bassi , non si rispettano più gli ulivi perche non sono più produttivi
    I nostri ulivi sono invasi da quintali e quintali di diserbanti per fare la raccolta da terra e in alcune annate
    viene fuori un olio anche extravergine con un acidità di 05
    Sono poche le persone che ascoltano assaggiano l’olio ,il consumato e distratto, assente .

    • Luigi Caricato scrive:

      Immagino lo sconforto che si prova. Il consumatore va educato e, come ogni atto educativo che si rispetti,non può avvenire imponendo un comportamento. Di conseguenza, finché il consumatore decide di affidarsi al prezzo più basso, si è impossibilitati a cambiare gli atteggiamenti di acquisto.
      L’unica strada percorribile è la via della cultura, della sensibilizzazione. Altro non si può fare

  24. paolo inglese scrive:

    Caro Luigi, hai ragione. E’ senza dubbio un fatto osceno che si venda un olio in Italia un olio a così basso prezzo. Non sarà, probabilmente, un olio italiano e, comunque, si trtatta di una competizione verso il basso che evidenzia l’obsolescenza del sistema extra-vergine. Bisogna però avere chiaro in mente che se gli impianti supeintensivi diventeranno una realtà mondiale, sarà possibile avere extra-vergine a questi prezzi. La qualità alta dovrà cercare mercati e forme di comunicazione diverse.

    • Luigi Caricato scrive:

      Caro Paolo, probabilmente si può lavorare sulla denominazione commerciale, intanto per impedire che vi siano extra vergini con forte disparità di prezzo, poi attraverso comunicazioni diverse, proprio così. Vedremo.
      Io ho in mente una via d’uscita. Appena la perfeziono te la comunico.

  25. beppe bey scrive:

    educazione e cultura,ovvio cultura dell’olio dei grassi e degli alimenti.
    queste sono le parole chiave per uscire dal fango.
    stare tra la gente nei mercati rionali o nelle fiere mi ha insegnato questo,spiegare confrontarsi e poi vendere e far comprare alle massaie un olio a 10 €il 0,75 per poi vederle tornare e ricomprarlo,cosa voglio dire che molte persone ancor oggi non sanno la distizione tra olio di oliva ed extra vergine che oggi molte persone che si avvicinano al banco e mi chiedono se olio è estratto a freddo ma non sanno neanche che cosa vuol dire estrarre a freddo tanto che un signore mi disse che lui aveva sentito in una trasmissione che olio si faceva con acqua fredda.
    bisogna partire da qui e spiegare come alle elementari che ogni alimento ha un valore non solo economico ma culturale ambientale e politico,fare assaggiare confrontando i sapori degli olii a 2 € per poi sentire dal consumatore commenti come:questo sa di oliva ,l’altro unge e basta.
    non servono campagne milionarie ma piuttosto sarebbe utile premiare chi seriamente solo con proprie risorse fa queste cose in modo serio,siamo noi produttori che dobbiamo scendere in strada,che dobbiamo portare la gente nelle campagne ed essere i primi divulgatori dei nostri prodotti io personalmente sono un piccolo produttore in una piccola regione dove fare agricoltura è difficile anche se la tradizione olivicola è centenaria,liguria-imperia, pero solo con la cultura del olio ed educando ilconsumatore chiunque esso sia si potra vincere la sfida.
    pero una cosa alle istituzioni bisogna chiederla,fate ilvostro dovere perche quell’olio,prima donna lild, che un giorno io ho comprato per compararlo,dopo una settimana che era aperto puzzava di rancido, bo ????

    • Luigi Caricato scrive:

      Le vere sfide partono dal basso. Tutto ciò che parte dal basso si eleva.
      Non desista, troverà i suoi spazi commerciali con la giusta remunerazione che merita.
      E’ una strada difficile, ma non impossibile. Ne sarà ogni giorno sempre più fiero.

      Chi concepisce un mercato con extra vergini svenduti al di sotto dei due euro non merita alcuna considerazione sul piano umano.

      Visto che vive e opera in Liguria, legga questa preziosa testimonianza apparsa su Teatro Naturale, a firma del bravo e serio Giorgio Lazzaretti, direttore del Consorzio di tutela Dop Riviera Ligure, un grande professionista: http://www.teatronaturale.it/articolo/10614.html

  26. “…no ieri ho cambiato l’olio alla macchina e speso parecchio,
    per la mia creatura sempre il meglio!!!
    Stasera l’insalata la condisco con Primadonna (L’olio di Lidl) che devo risparmiare!!!

    • Luigi Caricato scrive:

      E’ la fotografia delle nuove tendenze di consumo. Si privilegia il motore di un automobile, che ha vita breve, per mettere in secondo piano il motore del proprio organismo, dove è ormai lecito introdurre di tutto, purché sia olio.

  27. Nicola Simone scrive:

    Caro Dott. Caricato,
    il problema è molto articolato e per risolverlo occorre impegno ( o meglio, la giusta indignazione che scateni il giusto impegno). Possiamo parlare di Panel “raffazzonati” che promuovono oli di qualità mediocre, possiamo parlare di oli provenienti da paesi in cui la manodopera è poco più che schiava, possiamo parlare di tutto questo ma il punto resta uno ed è quello che ha detto poco più su Mario De Angelis, ma al contrario. Quando studiavo chimica bromatologica era da poco accaduto lo scandalo del metanolo e il professore ci spiegò nè più nè meno, i “conti della massaia” ovvvero: tra produzione lavorazione imbottigliamento etc. un vino solo di “costi vivi” nel 1986 in Italia costava 2000 lire circa. Per cui un vino che costasse meno di 2000 lire era matematico che non fosse fatto di uva. Con l’olio la cosa è leggermente diversa ma basterebbe andare per le scuole e i centri commerciali a promuovere “educazione” e con il tempo la gente si formerebbe un’opinione. Un olio con un fruttato di oliva e un equilibrato gusto di amaro e piccante, posto a confronto con un olio che io definisco “fruttato alle urine di gatto”, dalle esperienze avute non ha paragoni. Anche perchè è pieno di gente che ancora viene qui da noi all’ex Elaiotecnica chiedendo “dottò, quest’ olio puzza di nafta”. Indovini le marche degli oli che ci portano…

    • Luigi Caricato scrive:

      E’ un Paese che non si indigna più, l’Italia.
      Si lamenta, ma non s’indigna.

      • Nicola Simone scrive:

        Carissimo dott. Caricato,
        la lista è così lunga che il Paese dovrebbe andarsi a sotterrare dalla vergogna, a cominciare da almeno due generazioni di (ormai ex) giovani bruciate dal punto di vista lavorativo, dalle Università che non istruiscono più nessuno, dalla ricerca che è stagnante anche ma non solo per mancanza di fondi, dalla politica che non trova risposte (e spesso non sa nemmeno le domande), dalla mancanza di cultura politica e di cultura “tout court” dei giovani, dai vecchi che se ne fregano e pensano solo alla pensione (tanto la loro è sicura, la nostra invece no), dal lavoro che non c’è e dulcis in fundo, dalla massa delle persone che grida alla legalità solo quando i propri interessi vengono lesi. Leggendo tra le righe, chiunque di noi sa di essere in un modo o nell’altro, attore di questa tragica farsa.
        Citando un noto cantautore della mia generazione: “siamo solo noi, che non abbiamo più niente da dire, possiamo solo vomitare”. Altro che indignazione.
        Buon 2011.

        • Luigi Caricato scrive:

          Che dire? Bisogna farsi coraggio.
          Finché c’è indignazione c’è speranza per un mondo migliore.
          Quando non ci si indigna più, vuol dire che si sta cedendo, e ci si abitua via via e ci spegne, accettando tutto senza batter ciglio

  28. laura scrive:

    Buongiorno a tutti.
    Mi chiamo Laura, sono una giovane stagista in un oleificio romagnolo, e lavoro proprio nel settore delle Private Label, cioè dei prodotti imbottigliati a conto di terzi (grande distribuzione, distributori vari, italiani ed esteri).
    Sono figlia di un produttore quindi conosco bene le problematiche a monte di cui parlate, ma sono nuova del mondo “commerciale”, quindi piuttosto che dare opinioni per ora mi limito a porre delle domande per vederci più chiaro.
    Prima domanda:
    Ha senso paragonare coloro che vendono Prada sulle bancarelle a Lidl che vende sotto costo?
    Se arrivasse un controllo della guardia di finanza i primi riceverrebbero una multa, ma i secondi?
    Ci sono gli estremi per una denuncia o è tutto perfettamente regolare?
    Vendere in promozione è legale, non solo, da dati di mercato che ho sotto gli occhi tutti i giorni vi dico che il 90% del venduto tramite la grande distribuzione avviene in promozione, quindi sotto costo.
    Ed è un fatto con cui si devono scontrare gli imbottigliatori per primi.
    Seconda domanda:
    ha senso dire..un olio extravergine dovrebbe costare almeno 10 euro perchè la mano d’opera costa 4-5 euro..dove costa così?in Italia..ma questo prodotto è una miscela di oli di oliva comunitari.

    Al momento i primi competitor dell’olio italiano sono Spagna e Grecia.
    Tra qualche anno, con la creazione dell’Area di libero scambio nel Mediterraneo, arriverrano liberi da tasse e dazi oggi presenti, oli tunisini, algerini, etc.
    Questo vuol dire che se oggi su una bottiglia di olio di oliva extra-vergine da scaffale leggiamo in piccolo in retro-etichetta “miscela di oli di oliva comunitari”, tra qualche anno ci sara scritto, “miscela di oli di oliva extra-UE” e il prezzo di 1,68 euro sarà la regola.
    Ovviamemente al consumatore non importerà nulla di quell’Extra-Ue.

    Ci sarà sempre qualche nemico da combattere o qualcuno con cui prendersela.

    Ma se i cambiamenti devono partire dal basso, allora è proprio ai produttori che dobbiamo rivolgerci.
    Io mi chiedo..se mi svegliassi ogni giorno alle 5, lavorassi ogni giorno almeno otto ore con freddo, pioggia, neve, grandine vedendo poi il mio prodotto sotto valutato, una legge sull’etichettatura timida e blanda, e le integrazioni (unica vera fonte di reddito al momento per gli olivicoltori) a rischio dal 2013…farei un’analisi critica del mio lavoro e del mio governo.

    Mio padre è uno di questi uomini, ma davanti alle proposte di cambiamento risponde con la teoria del “è sempre stato fatto così” e per quanto riguarda il governo vota convinto e imperterrito Berlusconi come se negli ultimi 15 anni tutto fosse andato a gonfie vele.

    Ultima domanda:
    Che dire?

    • nicola scrive:

      Gentilissima amica,, concordo con lei su tutto tranne che sulle ultime due affermazioni. Alla prima rispondo con una frase di Mao: “non si può salvare un uomo da se stesso”. Alla seconda replico dicendo che la domanda è sbagliata.: non è “che dire?” ma “Che Fare?” (se coglie la citazione le offrio un cafè).

      • laura scrive:

        Ma Mao è stato un rivoluzionario sfociato in uno dei dittatori più sanguinari della storia.
        Preferisco ispirarmi alle teorie evoluzionistiche di uno scienziato libero dalle strumentalizzazioni politiche:
        “Non è la specie più forte che sopravvive nè la più intelligente, ma quella più ricettiva ai cambiamenti”. Charles Darwin
        🙂

    • Luigi Caricato scrive:

      L’esempio di Prada per certi versi è calzante. Perché dimostra:

      1) che il consumatore sceglie scientemente il prodotto contraffatto.
      Come, allo stesso modo sceglie l’olio in offerta nella piena consapevolezza di poterci trovare anche una fregatura. Tant’è che non c’è una grande fedeltà ai marchi. Conta il prezzo.

      2) che si possono vendere borse contraffatte Prada anche a dieci metri dal negozio Prada, senza che i vigili urbani facciano qualcosa (e l’episodio cui ho assistito è accaduto esattamente a Forte dei Marmi).
      Allo stesso modo, su certi oli le Istituzioni restano con gli occhi chiusi.

      Vendere in promozione ormai è una costante, almeno fino a quando non si prenderà in mano la situazione rimodulando le leggi del commercio non tanto per forzare il libero mercato, ch’è giousto che sia libero e comptetitivo, ma per porre limiti ferrei senza cje vi siano escamotage per violarli.

      Ciò su cui è bene intervenire è la gerarchia dei valori. Un extra vergine potrà essere sì in promozione, superconvenientissimo, ma mai ponendolo a prezzi decisamente più bassi di altri grassi alimentari di qualità merceologica inferiore.
      Ovvero: un extra vergine non può essere venduto a meno di un olio di oliva, di un olio di sansa di oliva, di un olio da seme.
      Su questo punto, se ci si impegna con serietà, si può – mi auguro – ottenere qualcosa.
      E’ sufficiente comminare delle multe.

      La situazione del futuro sarà ancora più ingarbugliata, ma vedremo. Intanto, nessuno si preoccupa di gestire il presente, figuriamoci il futuro.

      Una nota la ritengo doversoa: io sono favorevole a prezzi che siano vantaggiosi per il consumatore, ma entro i limiti della decenza, questo sì.
      Non è un caso che le aziende di marca serie, con una solida storia alle spalle, o con un codice etico non fondato sulle parole ma sui fatti, attua sì delle promozioni, ma nei limiti del rispetto verso la categoria merceologica di appartenenza.
      Occorre dirlo: un extra vergine venduto in bottiglia da litro, ancorché in promozione per un solo giorno, è un’operazione eticamente squallida e disonorevole.

      La questione generazionale: è una spina nel fianco, lo so bene.
      “Si è sempre fatto così!” E non accettano di guardare alla realtà che è cambiata.
      E’ un dramma per molte famiglie. I padri che si irrigidiscono su posizioni perdenti rappresentano un grande dolore per i figli che guardano altrove. E così molte aziende promettenti diventano aziende inespressive e inerti.
      Occorre secondo me andare oltre l’idea di azienda a conduzione familiare. Piccolo è bello ma solo nei casi in cui si riesce a ritagliarsi, con successo, una identità forte, altrimenti piccolo è solo l’anticamera del fallimento.

      Olivicoltori e frantoiani hanno la grave colpa di non unirsi. Potrebbe esserci lo spazio, sul mercato, per una grande azienda di produttori, gestita però da manager esterni.

      Non mi dilungo, di questo si discuterà ancora.

      Che dire?
      Reagire, imporsi sulle Istituzioni omertose e vili. Agire, al più presto. Finché ci sarà tempo per farlo.

      Non questo governo soltanto, tutti i governi si sono rivelati fallimentari.
      Non per incapacità, ma per una gestione allegra di cospicue somme di danaro pubblico polverizzate per alimentare interessi privati. Questa è la verità.
      In tutto ciò, non va dimenticato, c’è anche la corresponsabilità dei produttori

      • laura scrive:

        cit. “Occorre secondo me andare oltre l’idea di azienda a conduzione familiare. Piccolo è bello ma solo nei casi in cui si riesce a ritagliarsi, con successo, una identità forte, altrimenti piccolo è solo l’anticamera del fallimento.

        Olivicoltori e frantoiani hanno la grave colpa di non unirsi. Potrebbe esserci lo spazio, sul mercato, per una grande azienda di produttori, gestita però da manager esterni.”

        Nient’altro da aggiungere.

  29. Domenico scrive:

    Io darei questo nome “PRIMAVERGOGNA”
    Nella scheda presente su paginegialle.it dell’OLEIFICIO R.M. spa, si legge: “Lucca, città ricca di storia e di gusto, dove la tradizione è un’identità, ha sempre saputo conservare la parte buona del suo passato, la produzione del nostro olio è una delle maggiori testimonianze di questa realtà. Una realtà, quella lucchese che, da secoli, esprime un’insuperabile tradizione olearia, basata soprattutto sull’eccezionale posizione delle sue colline e dei suoi uliveti selezionati nei secoli dal clima e dall’uomo. E poi, c’è l’esperienza della famiglia Rocchi che, dal 1901 ad oggi, ha espresso crescenti energie per raggiungere un prodotto sempre più apprezzato.”
    Insomma una bella storia! peccato che in Toscana un litro di extravergine di oliva costa mediamente 4-5 euro (prezzo all’ingrosso).
    Volevo chiedere al Dott. Caricato, ma sull’etichetta c’era scritto anche olio di oliva Italiano?
    In ogni caso, sembrerebbe che lo zampino del sig. “olio deodorato” ci stia tutto inclusa la seconda gamba.

    • Luigi Caricato scrive:

      Già, “Primavergogna”, può essere una buona idea per un nuovo marchio da proporre all’azienda in questione.
      Non sono riuscito a prendere il campione del’olio, andato evidentemente a ruba.
      Appena avrò occasione, farò sicuramente un salto in LIDl, dove, lo confesso, non è che mi faccia piacere entrarci, ma… ci proverò.
      Lo zampino del deodorato?
      Io sono convinto che prima o poi il deodorato sarà reso legale

  30. LINO SCIARPELLETTI scrive:

    Da olivicoltore(e non da impresario/o commerciante) vorrei entrare nella discussione e fare una serie di considerazioni:
    1° il mercato è quello che è.Una specie di jungla! in Italia poi sappiamo che la legge è molto elastica…va dove si riesce a tirarla.
    2°La pubblicità, troppo spesso ingannevole (alla faccia delle “autority”), anch’essa bada solo al profitto.
    3°Il piccolo produttore in questo marasma rappresenta l’anello debole della catena, che pur avendo, spesso, un prodotto d’eccellenza, è costrtto a svendere; peggio a volte regalare per non buttare.
    Mi fermo qui e faccio una proposta:Gli organismi di categoria, consorzi DOP, coldiretti, ass.ni di consumatori ecc. potrebbero acquistare dei spazi pubblicitari, paralleli a qualli della distribuzione e
    informare i consumatori con messaggi brevi. tipo: -FRANGERE UN Q. DI ULIUVO AL PRODUTTORE COSTA € 10(coop) ED OTTIENE (circa) 15L. DI EXTRAVERGINE DI OLIVA DA COLTIVAZIONE BIOLOGICA CERTIFICATA (costo/litro= €0,66
    -AL PRODUTTORE PER RACCOGLIERE UN Q. DI OLIVA, PULIRLO, PORTARLO AL FRANTOIO SPESSO OCCORRE QUASI UN INTERO GIORNO DI LAVORO(freddo ed intemperie varie compreso)
    -AL PRODUTTORE PUO’ ACCADERE(vedi notte 15/16 dicembre)DI AVERE 50/60(è il mio caso) Q. DI OLIVE “GELATE”( quindi non più utilizzabili per la produzione di un “BUON OLIO”. Questo è ciò che spesso il produttore e non il commerciante DECIDE DI PERDERE IL RISULTATO DI UNA INTERA STAGIONE DI LAVORO PUR DI NON INGANNARE IL CONSUMATORE)
    Personalmente sarei disposto a sacrificare l’aiuto comunitario relativo alla mia piccola azienda, a sostegno di una campagna pubblicitaria di questo tipo. che ne pensa Egr, dott. Caricato?

    • Luigi Caricato scrive:

      Una campagna pubblicitaria è stata fatta, per iniziativa del Ministero delle Politiche agricole, ma in maniera fallimentare: http://www.teatronaturale.it/articolo/8555.html
      Occorre dimostrare il coraggio di far tabula rasa e ricominciare tutto daccapo. E’ l’unica soluzione in grado di far correggere il tiro alle attuali tendenze di consumo, ma nessuno a tutt’oggi mi sembra propoenso ad accaogliere la proposta. Troppi interessi

      • LINO SCIARPELLETTI scrive:

        Gentile dott. Caricato,
        nel mio “sfogo” parlando di una campagna pubblicitaria tesa ad una corretta informazione del consumatore, intendevo riferirmi ad una cosa seria.Così come farebbe ognuno di noi quando commissiona un lavoro spendendo il (PROPRIO DENARO) avrà sicuramente a cuore che ciò si fatto in modo da rispondere allo scopo per cui è stato richiesto.
        Al MPAF, così come ad altri carrozzoni(cui mi riferivo provocatoriamente) non interessano tanto interventi di sostanza quanto interventi di “facciata”; dando un “contentino” ai più e contemporaneamente un “contentone”a qualche azienda della “cricca”

        • Luigi Caricato scrive:

          Ci siamo intesi, ma chi ha il coraggio di investire – soprattutto di questi tempi – fondi propri per una pubblicità vera, convincente?
          Il settore dell’olio di oliva fa pubblicità televisiva nei periodi in cui è possibile ottenere forti sconti sul listino.
          Prima o poi verrà qualcosa di serio, ne sono sicuro.
          Occorrerà pazientare.
          Mi viene in mente quella pubblicità dell birra, ormai sono trascorsi due decenni di sicuro, se non tre, con Renzo Arbore.
          Un’altra pubblicità, molto efficace, è stata quella della segmentazione del gusto fatta da Bertolli, con Luciano De Crescenzo, quando la proprietà del marchio era ancora di Unilever. Altri tempi

  31. Romano scrive:

    Caro Luigi,
    da un’indagine svolta recentemente dall’Unione Nazionale Consumatori è emerso che i consumatori pongono al primo posto, nelle loro scelte, il prezzo del prodotto. Ritengo pertanto che saranno stati molti i consumatori che in quel solo giorno avranno fatto le scorte di olio extra vergine di oliva. In Italia, il Paese con il più lungo elenco di prodotti DOP ed IGP, succede che i prodotti più anonimi, dai prezzi più assurdi, battono qualsiasi concorrenza di prodotti protetti. Il consumatore sui generis, non si chiede come sia possibile che sul mercato un olio extra vergine di oliva possa essere venduto a prezzi da realizzo, ma un consumatore attento si rende conto che quel prezzo può essere giustificato solo per un prodotto “fallato”, al pari di una moneta falsa.
    Quello che vorremmo sapere, noi consumatori attenti, è se l’ICQRF, i NAS, le ASL, la Forestale, e le infinite autorità che spesso si lustrano i galloni con le scoperte di alimenti sofisticati, abbiano provveduto ad analizzare quell’olio, non solo nei parametri chimico-fisici, ma anche della qualità. E, contemporaneamente, se la legge sulle vendite sotto-costo è stata rispettata. Penso che i produttori seri di olio extra vergine di oliva italiano meritino il rispetto per i loro sacrifici.

    • Luigi Caricato scrive:

      Caro Romano, la situazione non è più sotto controllo.

      Forse – e in questo sono certo che l’Unione nazionale consumatori possa far qualcosa – è giunto il tempo di fare chiarezza.
      Il consumatore deve poter risparmiare nel corso dei suoi acquisti, certo, ma senza rinunciare, per questo, al buon senso.

      Si potrebbe predisporre un documento sull’etica dei consumi e dell’acquisti.

  32. Marco scrive:

    E’ anomalo quando il prezzo è basso, ma se il mercato premia il prezzo esagerato degli oli griffati va tutto bene. Siamo per il libero mercato quando ci conviene, ma chiediamo controlli dallo stato quando è più opportuno. Dobbiamo, dovete, mettervi daccordo…con voi stessi.

    • Luigi Caricato scrive:

      Il prodotto griffato non è una imposizione e nemmeno una necessità.
      Ciascuno è libero di acquistare o meno.
      L’olio extra vergine di oliva non griffato, inteso quale prodotto necessario e indispensabile per garantire una sana e corretta alimentazione, è giusto che sia, al contrario del passato, fruibile a prezzi convenienti.
      Il problema è tuttavia stabilire il limite al prezzo conveniente.
      Se esiste, come appunto esiste, una gerarchia qualitativa nell’ambito dei vari grassi alimentari, è evidente che un grasso di prima qualità, qual è indiscutibilmente l’olio extra vergine di oliva, debba necessariamente costare più di un grasso di minore qualità nutrizionale, salutistica e organolettica.
      Mi sembra lapalissiano.

      In ogni caso, io non ne faccio una questione fondamentale: il consumatore si affidi pure al prezzo sottocosto, se ne ha voglia, anche quando la soglia di prezzo varca i limiti della sicurezza.
      Contento il consumatore, contenti anche coloro che sulla sua pelle ci guadagnano.

      Ciò che non riesco a capire, è come mai esistano tanti allocchi in giro. Ma in fondo lo capisco. C’è ancora chi crede che un bene di lusso si possa acquistare a prezzi stracciati. Infatti è proprio così: mercoledi scorso passavo davanti a un negozio Prada, e, ironia della sorte, vi erano due venditori nordafricani abusivi che proponevano proprio lì, a dieci metri dal negozio, delle finte borse Prada!
      A ciascuno il suo.

  33. Tenuta Zimarino scrive:

    Finchè avremo consumatori di Olio Extravergine di Oliva (dalla semplice casalinga sino ai più blasonati…Chef) che continuano a chiudere gli occhi e fanno come gli struzzi il mondo dell’Extravergine non cambierà!
    Poi. però, ci si lamenta che siamo tutti ammalati…!
    E’ arrivata l’ora che le Organizzazione di Categoria e, semmai, anche tutti noi produttori di Olio Extravergine di Oliva, scendiamo sulla piazza e chiediamo a Viva Voce al “PALAZZO” una legislazione SERIA sull’etichetta!
    E’ indispensabile valutare l’Olio Extravergine di Oliva come un altro grande prodotto italiano con le sue specifiche caratteristiche organolettiche che variano da cultivar a cultivar e da regione a regione.
    L’Olio non deve servire come mi ha detto tempo fa uno…chef per ungere la padella!!!
    Riconosciamo le qualità alimentari, mediche e salutistiche ma soprattutto tutti noi Consumatori informiamoci continuamente su questo prodotto perchè solo chiedendo diverremo Consumatori attenti ed esigenti e forse eviteremo di comprare la bottiglia d’olio ad 1,89 euro al litro!

    • Luigi Caricato scrive:

      Ben scritto, finché avremo una parte della filiera, quella che fruisce del prodotto (consumatori e ristorazione), insensibile alla vera qualità, non si va da nessuna parte, non cambierà nulla.

      Il problema è anche istituzionale. I controlli fini a se stessi non servono. C’è bisogno di ben altro.

      Il problema tuttavia non è nell’etichetta, ma nella perdita di valore frutto di una competizione effettuata solo sull’olio extra vergine di oliva anziché su tutta la gamma degli oli di oliva.
      Il risultato è che ci ritroviamo extra vergini a prezzi a volte decisamente inferiori alle quotazioni di oli di oliva, di oli di oliva di sansa e addirittura di oli lampanti!

      Non solo, facendo una scorsa sugli scaffali si notano anche prezzi di extra vergini inferiori agli oli da seme (massima umiliazione).

      Il problema non è più la provenienza, e di conseguenza l’etichettatura, ma la perdita di valore che va al di là della stessa indicazione di origine.

      E’ evidente che vi siano serie responsabilità da parte delle Istituzioni per mancata attenzione verso le problematiche del settore, ma tali responsabilità vanno attribuite anche all’intera filiera (e dico intera, non una parte: tutta la filiera)…

      A Trieste, in marzo, in occasione di Olio Capitale, sto preparando delle sorprese. Vedremo.

      Io le idee le metto in campo. Come ho fatto con il tavolo di filiera denominato “Il Risoregimento dell’olio italiano”, ma poi c’è chi non si impegna, scegliendo di non firmare documenti, per non assumersi responsabilità. Costringere non posso.

      E’ da leggere questo articolo su Teatro Naturale, serve per riflettere: http://www.teatronaturale.it/articolo/6097.html

  34. La DaMa scrive:

    AGGIOTAGGIO – Avrà niente a che vedere?

    L’aggiotaggio è un reato, disciplinato dal codice penale, che all’articolo 501, intitolato “Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”, recita:

    «Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifizi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a 25.822
    Se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate.
    Le pene sono raddoppiate:
    1. se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri;
    2. se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo.
    Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all’estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani.
    La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici».

    • Luigi Caricato scrive:

      Purtroppo non è configurabile come aggiotaggio, la situazione è molto più complessa di quanto appaia. Finché sul mercato dello sfuso vi sono prezzi sotto i due euro, nessuno può impedire di praticare promozioni selvagge sugli scaffali. Ci vorrebbe un tavolo di concertazione per rimettere tutto in ordine, ma nessuno chiede l’apertura di questo tavolo.
      La questione spinosa da risolvere è l’incertezza sui cosiddetti oli deodorati.

  35. Ciò che stiamo facendo, come Casa dell’Olivo, per sensibilizzare i consumatori, è una fatica impossibile da sopportare. C’è come una chiusura mentale: tutti vogliono il prezzo basso, il più basso possibile, purché sia extra vergine, almeno in etichetta. Poi ciò che è presente in bottiglia poco importa. Ci si ferma all’etichetta.

    • Luigi Caricato scrive:

      Sarà pure una fatica immensa, ma c’è l’orgoglio di averla condotta a dispetto di tanti che su tale fronte latitano. Mi riferisco alle Istituzioni, e non solo a loro.
      Anche le associazioni dei consumatori dovrebbero muovere battaglia contro il sottocosto: dietro può sempre nascondersi qualche insidia

  36. monica scrive:

    Il titolo del vostro articolo spaventa e fuorvia il lettore. Leggendo olio della vergogna una persona pensa che si tratti di un olio di infima qualità o ancor peggio, avvelenato da qualche contaminazione. Capisco il vostro punto di vista ed il desiderio di proteggere gli artigiani e agricoltori che producono prodotti di particolare qualità e genuinità, ma vorrei proprio sapere quale può essere la differenza tra questo olio Primadonna, probabilmente venduto a prezzi stracciati grazie alla grossa distribuzione che Lidl assicura ai suoi fornitori, e un altro olio commerciale di rispettabile qualità ma di nessun particolare pregio, come i vari Dante o Monini che costano tre volte tanto. In Svezia non siamo così fortunati e persino l’olio extravergine di oliva italiano meno pregiato costa almeno 6 Euro al litro, ma il Primadonna in questione nei negozi Lidl costa (in bottiglia da 750ml) circa 4 Euro. Ci sono altre cose che si possono pagare meno se ci si sacrifica ad andare in diversi posti a far la spesa a seconda di quel che si compra e chi è disposto a fare questi sacrifici dovrebbe poter fare controlli sulla qualità di un prodotto prima di entrare in aspetti “filosofici”.

    • Luigi Caricato scrive:

      Io non so in che mondo lei viva. Ma ciascuno di noi ha il proprio mondo ed è giusto che ciascuno si coltivi il proprio spazio con lucido orgoglio.
      Io che amo “filosofeggiare”, e di conseguenza fuorviare i lettori, amo ricoorere ai titoli forti che stordiscono e attraggono, e così ho scritto, coscientemente: l’olio della vergogna.
      Non si tratta tanto di analizzare un olio e valutarlo sensorialmente. E’ stato già fatto, ma non è questo il punto.

      La questione su cui “filosfeggio” è la seguente.
      L’olio extra vergine di oliva, per restare su un piano strettamente merceologico, è di qualità superiore rispetto a oli di categoria inferiore, di qualsiasi natura essi siano.
      Tutto ciò è lapalissiano, ma evidentemente non al punto da convincere chi non si cura nemmeno lontanamente di rispettare l’ordine e il valore della realtà.
      Di conseguenza, un olio extra vergine di oliva non può costare meno di un olio di oliva, o di un olio di sansa di oliva, o di un qualsiasi altro olio da seme.
      Il prezzo di una bottiglia da litro posto in vendita a 1,69 euro, seppure venduto a tale prezzo soltanto in promozione, e per un periodo temporale oltretutto limitato, è per me – cui tengo molto alla gerarchia dei valori – un atto decisamente immorale.

      Ciò non significa che io sia dalla parte del produttore per partito preso, in quanto difensore di una categoria professionale di lavoratori. Io, semmai, sono difensore dell’olio extra vergine di oliva come tale. Tengo molto più al prodotto che ai produttori, in verità, i quali produttori sono tra l’altro corresponsabili di tale perdita di valore dell’olio extra vergine di oliva.

      Il fatto è che con la decadenza morale della società, viene meno anche il buon senso.
      Mi creda: sono certo che qualcuno corrererebbe da una concessionaria Ferrari per acquistarla a un prezzo di una banalissima utilitaria. A trovarla! Ammesso che ciò sia possibile, dunque. Fin qui per restare in tema di automobili. Lo stesso vale tuttavia per l’olio extra vergine di oliva (per la sua categoria merceologica di appartenenza equivale a un’auto superlussuosa): le sembra perciò verosimile che un olio da seme, o comunque un generico olio di sansa di oliva, possa essere venduto a prezzi superiori a 1,69 euro?
      Sul piano razionale non è possibile; eppure grazie all’olio “Primadonna” ciò è accaduto!

      Lei infine sostiene che oli come Monini e Dante non siano di particolare pregio. Mah! Non entro nel dettaglio. Se lei si eleva a esperta d’oli, allora chiniano il capo riverenti al suo cospetto, io per primo.
      Come vede, in questo mondo al rovescio chiunque può affermare di tutto.
      Non tocca a me difendere tali marchi, posso però dirle che lei pensa di non “filosofeggiare”, in realtà lei filosofeggia eccome

  37. Pingback: Gli oli da seme? Non sono tutti uguali – OlioOfficina

  38. Enrico Agostini scrive:

    E’ una cosa aberrante quello che viene proposto ai consumatori ignari di cosa sia un vero extravergine, non conoscendone le proprieta’ e le caratteristiche che deve avere,offerto ad un prezzo così “offensivo”.
    La grande offesa è, per chi trae i frutti da questa meravigliosa pianta che è l’olivo e li trasforma in vero olio extravergine, viene scoraggiato ed incitato all’abbndono,questo è l’ intento programmato già da anni, dalle multinazionali dell importazione e grandi commercianti.

    • Luigi Caricato scrive:

      Aberrante. E’ la parola giusta. Anche offensivo, direi che sia espressione calzante.
      Io non sarei così buono con i consumatori. In fondo le loro scelte alimentari pesano sulla collettività.
      Io mi auguro che coloro che scrivono su facebook riportino anche qui su Olio Officina i loro commenti: se ne ricava uno scenario terribile.
      E’ proprio aberrante, già

  39. Mario De Angelis scrive:

    Mario de Angelis Invito a fare il conto della massaia…..Facciamo la somma dei costi di tale bottiglia di olio extra vergine di oliva posta in vendita a € 1,69!!!!
    bottiglia, tappo, etichette, confezionamento, imballaggio e trasporti, guadagni di tutte le p…ersone della filiera……e siccome la somma totale deve essere uguale a 1,69 vediamo alla fine quanto rimane per pagare il contenuto!!! Quindi ognuno tragga le personali conclusioni.
    Ma quello che mi rattrista è constatare l’assenza delle istituzioni che dovrebbero controllare e scoprire dove è la fregatura. A me piacerebbe vedere il registro di carico-scarico che dovrebbe avere il confezionatore per accertare la provenienza delle materie costituenti la bottiglia posta in commercio, in particolare la provenienza dell’olio.Mostra tutto

    • Luigi Caricato scrive:

      Sagge parole, Mario. I tuoi anni all’Istituto di elaiotecnica ti rendono onore, ma non ti sottraggono al dolore di queste speculazioni selvagge e spregiudicate.
      In tutto ciò la responsabilità dei consumatori, cui poco importa di essere gabbati. Contenti loro, contenti tutti.

      Da ragazzo, quando seppi la notizia del vino al metanolo, con tutto il carico di morti al seguito, trassi delle conclusioni elementari: i consumatori vogliono il prezzo basso? Lo desiderano ardentemente? Bene, si accomodino pure, a loro rischio e pericolo. Magari non rischiano nulla, così ci guadagnano pure, risparmiando.

      Nel caso specifico, riguardo dunque all’olio extra vergine di oliva “Primadonna”, io mi sono soffermato solo sul prezzo oltraggioso, e non ho voluto andare oltre, non mi interessa più, ma è evidente che tale prezzo, indipendentemente da tutto quel che si possa pensare nel bene o nel male, sia per ciò stesso immorale, anche quando lo si può giustificare dai prezzi di mercato e dalle logiche del sottocosto.

      I consumatori, caro Mario, corrono dietro il sottocosto? Lo facciano pure.
      Ciascuno in fondo acquista ciò che merita.
      L’uomo è ciò che mangia. Evidentemente se vi sono consumatori che ambiscono ad avere oli extra vergini di oliva a prezzi stracciati, perché togliere loro questa soddisfazione?
      Ora sanno anche in quale punto vendita recarsi e a quale marchio affidarsi.

      Ripeto: il prezzo basso non significa necessariamente che l’olio non sia conforme alla legge, anzi sono convintissimo che sia perfettamente allineato con i parametri che il legislatore richiede per la categioria di appartenenza.
      Ma, appunto, ciascuno è libero delle proprie scelte. L’uomo, però, è ciò che sceglie di mangiare

  40. tonino scrive:

    Per polemizzare. Ma qual’è il prezzo giusto di un olio giusto? E’ vergognoso anche il prezzo dell’olio “griffato” su “scaffali” griffati in “negozi griffati”, ma anche senza “griffati”.. a partire da 10 euro per 750 ml.ecc. ecc.

    • Luigi Caricato scrive:

      Aveva ragione il grande vignaiolo, ma anche produttore d’olio a Loreto Aprutino, Edoardo Valentini, purtroppo scomparso: l’olio ricavato dalle olive non deve costare troppo, ma il giusto.
      Ebbene, io mi trovo allineato con Valentini.
      Ritengo tuttavia che possano anche esserci oli griffati, senza alcun problema.
      Se vi è un mercato che li premia, perché negare spazio a oli griffati?
      E’ forse una colpa? Non mi pare.

      L’aspetto negativo, circa la questione prezzi alti, è che molti produttori si allineano non sulla qualità effettiva del loro olio extra vergine di oliva, e nemmeno su uno specifico servizio che offrono in più al consumatore che va acquistando i loro oli, ma, semplicemente, per molti piccoli produttori, nella definizione del prezzo di una bottiglia d’olio c’è soltanto l’effetto emulazione. Vedono, osservano e scoprono che certi oli riescono a imporsi sul mercato a prezzi elevati, ma non si pongono il dubbio che tali oli costino tanto perché di assoluta e impeccabile eccellenza, come ve ne sono ormai tanti a disposizione.

      Occorre dunque sfatare il luogo comune che il piccolo produttore sia per ciò stesso bravo: la genuinità di un olio non coincide necesssariamente con l’alta qualità; di conseguenza i prezzi debbono tenere in considerazione la “giusta remunerazione”, ma senza tuttavia gonfiare senza ragione i prezzi di un prodotto che a un severo esame risultino incongruenti nel rapporto qualità-prezzo.
      Con tutta tranquillità, io su questo versante non mi preoccuperei più di tanto: il mercato è implacabile: stronca puntualmente chi non si dimostra capace di stare in piedi con le proprie gambe.

      Non esiste in ogni caso un prezzo giusto per un olio giusto: ci sono tante olivicolture e i prezzi variano inevitabilmente.
      Possiamo invece dire, con certezza assoluta, che esiste la soglia del prezzo minimo: un olio extra vergine di oliva, anche il meno eccellente, non può assolutamente essere venduto a prezzi inferiori ad altri oli di qualità merceologicamente inferiore.
      Ma è purtropo proprio quanto accade nella realtà: l’extra vergine viene venduto in promozione a prezzi decisamente inferiori a quelli di altri oli di categoria nettamente inferiore; e ciò rappresenta un’anomlia che deve farci riflettere

  41. Francesco Visioli scrive:

    Vergogna doppia, perche’ instilla nella testa delle gente il fatto che l’olio buono non deve costare, mentre e’ esattamente il contrario. E’ un insulto a chi lavora la terra e si destreggia tra mille pastoie burocratiche. Ma e’ soprattutto un bruttissimo precedente, per rimediare ai danni ci vorrebbero anni e investimenti e politiche oculate e gente (politici) che capiscano la gravita’ del fatto.

    • Luigi Caricato scrive:

      Vergogna doppia, tripla, quadrupla…
      Hai proprio ragione: è un insulto.

      Se io fossi ministro, se io fossi un’associazione di categoria, se io fossi olivicoltore o frantoiano, se io fossi associazione di consumatori, mi muoverei diversamente.

      Il fatto è che tutte queste categorie, e altre non citate, lasciano colpevolmente correre – a loro non importa; e così si assiste a qualcosa che non ha precedenti nella storia.

      Io denuncio, come è mio solito; ma non possono scendere anche in piazza e incatenarmi davanti all’ingresso della LIDL o dell’azienda lucchese che ha svergognato l’olio extra vergine di oliva, o comunque intraprendere iniziative legali da solo.

      Con ogni probabilità, questa situazione, questo stato delle cose, va bene a tutti.
      Il vero dramma è che gli olivicoltori sono pavidi, non hanno il benché minimo coraggio, attendono che siano altri a muoversi in loro nome.

      Dalle mie parti, nel Salento, negli anni Sessanta e Settanta dicevano che i bambini “non hanno tasche”, ovvero non avendo tasche non hanno con ciò chiavi, portafogli, nulla di nulla. Insomma, come bambini, gli olivicoltori e i frantoiani non contano un’acca, attendono solo che qualcuno li assista, o li rincuori.

      A poco servono i miei inviti a reagire, se poi gli interessati si limitano a piagnucolare

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