E, per la vigilia di Natale, l’assaggio dell’olio nuovo. E le pittule

Ho appena sfogliato con curiosità il numero 60 del periodico di sopravvivenza gastronomica “Papillon”, giornale diretto da Paolo Massobrio. Alle pagine 24-27 compare un’inchiesta dal titolo “La vigilia attraverso gli occhi di…”. E’ stato il giornalista Fabio Molinari ad aver raccolto i pareri di alcuni personaggi del mondo della cultura e della gastronomia, tra cui il mio, che vi riporto tal quale.

“Ricordo il Natale mancato del 1970, con mio nonno paterno Luigi, io appena cinquenne, pronto a degustare l’olio nuovo in una antesignana quanto improvvisata sala assaggi nel frantoio di nostra proprietà. L’avevo sempre osservato degustare con grande maestria l’olio fresco di frangitura, ma a causa della mia tenera età non riuscì a guadagnare l’assenso degli altri adulti. La vigilia di Natale – mi aveva promesso il nonno – lo faremo insieme. Ma non è mai stato possibile: mio nonno morì il 21 dicembre. Tutte le vigilie di Natale, da allora, gli occhi lucidi, assaggio con un velo di irrisolta nostalgia i campioni d’olio nuovo”. Un altro punto fermo della mia infanzia, che si perpetua ogni anno in occasione della vigilia di Natale, sono le pittule – altrimente dette pettole – una tra le prelibatezze tipiche del Salento, la mia terra d’origine, fritte in olio extra vergine di oliva.

PITTULE

Ingredienti

500 g di farina 00

1 cubetto di lievito di birra

Olio extra vergine di oliva, circa un litro

Miele

Preparazione

Si colloca la farina in un contenitore.

Si scioglie a parte, in acqua tiepida, il lievito di birra.

Si aggiunge la farina, impastandola insieme con acqua tiepida salata.

Si attende che l’impasto diventi filante.

Dopo aver lavorato la pasta con le mani, si lascia riposare il tutto in un contenitore ricoperto da un panno per poco più di un’ora.

Pronto l’impasto, si mette sul fuoco una padella larga e profonda, colma d’olio extra vergine di oliva dal fruttato leggero o mediamente intenso.

Appena l’olio sarà pronto per la cottura, si versano di volta in volta dei minuscoli nuclei di impasto, lasciandoli cuocere fino al raggiungimento di una doratura esterna.

Le pittule vengono adagiate su un foglio di carta assorbente.

Pronte per esser servite, si consumano ancora calde tal quali, oppure pucciandole in un piatto in cui si è versato del miele.

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